Parma romana:
strade, mercati e monete

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Relatori:
Gino Reggiani e Adelmo Cavalieri

In questo anno in cui grande rilevanza viene riconosciuta alla Via Emilia, lunedì 15 maggio presso “la Dante” di Parma due studiosi hanno aggiunto ulteriori elementi per comprenderne la forza generatrice.

Nella relazione di Gino Reggiani rieccheggiano i 262 km di questa via che, dall’Arco di Augusto di Rimini, arriva fino a Piacenza attraversando una regione che, probabilmente unica al mondo, prende il nome da una strada. Nata con uno scopo funzionale ben preciso, permettere all’esercito romano di spostarsi rapidamente, la Via Emilia è anche la prima frontiera d’Italia, un cuscinetto che doveva arginare i Galli e contestualmente uno spazio che favoriva lo sviluppo dei mercati. Per questo sul suo asse si sarebbero poi sviluppati i limiti centuriati fondando, fra le altre, Cesena (Caesena), Forlimpopoli (Forum Popili), Forlì (Forum Livii), Faenza (Faventia), Imola (Forum Cornelii), Bologna (Bononia), Modena (Mutina), Reggio Emilia (Regium Lepidi), Parma, Fidenza (Fidentia) e Piacenza (Placentia).

Reggiani approfondisce gli elementi costitutivi di Parma: il disegno della centaurazione, il decumano e il cardo massimi, i 2000 coloni che concorsero alla fondazione, il forum e il Capitolium, le insule. Relaziona inoltre del teatro che, innalzato in età giulio-claudia, chiudeva con la scaena a sud il cardine massimo addossandosi con la cavea all´argine del torrente e di un anfiteatro, che poteva ospitare più di 16.000 spettatori e che si elevava nel suburbio nord-orientale grosso modo nell’area degli attuali Palazzo del Campo e Convitto Maria Luigia, all’interno del pomerium cittadino. Il relatore introduce inoltre un ulteriore elemento sulla Parma romana: la chiesa di San Michele dall’Arco così denominata perché si trova in prossimità di un arco romano fatto erigere in onore dell’imperatore Gallieno. Durante scavi effettuati in Strada della Repubblica nell’agosto del 1994, sono affiorati reperti archeologici di una costruzione romana e il ciottolato di una via tipicamente di carattere romano che potrebbero essere i resti dell’arco o della porta di un antico insediamento romano-longobardo, poi tamponati a chiesa.

Adelmo Cavalieri, in soluzione di continuità, disserta sulle monete: assi, denari, sesterzi, quadranti, once ecc. Ogni moneta testimonia e rappresenta una varietà di aspetti storici, religiosi e sociali che meriterebbero approfondimenti. Dalle rappresentazioni monetali è infatti possibile cogliere molteplici aspetti della vita e della storia di Roma; le monete ci raccontano e ci “fotografano” scene di combattimento e di votazioni, trionfi e sacrifici, monumenti eretti o restaurati, culti ancestrali e culti nuovi. Appaiono sulle monete tutte le divinità che avevano culto a Roma, anche quelle minori o meno note, le personificazioni, tra cui la più frequente quella della Vittoria, raffigurata in biga o in quadriga, stante o seduta. Dalla fine del II secolo a.C. diventano più numerosi i tipi che celebrano la storia e le origini della famiglia del magistrato che firma la moneta. Con il passaggio dalla moneta repubblicana a quella imperiale si accentua il carattere di propaganda che non ha più per oggetto la gens, ma il personaggio che in quel momento domina la scena politica. In particolare frequenti erano le raffigurazioni della Vittoria, che rappresenta il concreto successo delle legioni, ottenuto sotto il comando supremo del princeps come imperator, e della Pax, il più grande beneficio della vittoria.

La dotta dissertazione ci lascia una certezza: lo studio delle monete costituisce senz’altro uno dei punti di partenza per studiare la storia antica. Possiamo solo sperare in ulteriori approfondimenti.

Maria Pia Bariggi

ultimo aggiornamento della pagina: 23 maggio 2017

 
 

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