In occasione del DANTEDÌ
I manoscritti della Divina Commedia

Conferenza a cura di Italo Comelli
per la Dante e l’Università

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La Dante cittadina collabora anche con l’Università di Parma per le iniziative del Dantedi in occasione della ricorrenza nazionale del 25 marzo a ricordo dell’inizio del percorso di Dante attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.

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Dante ha composto il suo grande capolavoro durante suo ventennale esilio, conducendo una vita di sofferenza e travaglio fino alla sua morte nel 1321.
La sua opera, la Divina Commedia, ha avuto invece da subito una grandissima diffusione e popolarità.
Alla fine del 1313 il testo della prima cantica, l’Inferno, era già conosciuto da molti letterati, e alcuni passi addirittura sono riportati in atti notarili del 1317.
Il primo commento alla sua opera risale al 1322, appena un anno dopo la sua morte.
Nei dieci anni successivi seguiranno numerosi commentari scritti in latino ed in lingua volgare.
Il desiderio di conoscere l’opera ha indotto numerosi copisti e officine di varie città del nord e della Toscana, a trascrivere su pergamene e carte il testo della Commedia.
Oggi rimangono oltre ottocento manoscritti della Divina Commedia (tra testi integri e frammenti) conservati in biblioteche e archivi di numerose città italiane e straniere.
Tanti manoscritti sono anche grandi capolavori d’arte, per la bellezza calligrafica e per la ricchezza decorativa.
Nel corso dell’incontro del Dantedì del 25 marzo, viene offerta una disamina generale sui manoscritti della Divina Commedia (copisti, officine, luoghi e tempi di trascrizione), sulle biblioteche ove sono attualmente conservati e soprattutto verranno mostrate immagini (sia del testo che delle decorazioni) contenute in vari e famosi codici.

Italo Comelli



Galleria d’immagini della conferenza “I manoscritti della Divina Commedia” – 25 marzo 2024.
Le fotografie del DANTEDÌ nella sala dell’ISREC sono della socia signora Nathalie Giaffreda, alla quale la Dante di Parma esprime sincera gratitudine.



La Dante ha celebrato il 25 marzo il Dantedì con una conferenza di Italo Comelli, profondo conoscitore del Sommo Poeta e delle sue opere, dal titolo “I manoscritti della Divina Commedia”.

Non esiste, in realtà, nessun testo originale ne’ apografo (copia dell’originale) ma, ad oggi, si contano 844 autografi, cioè copiati da altri manoscritti. Alcuni sono integri, altri incompleti, la maggior parte è conservata in biblioteche italiane. Dante morì nel 1321 e già negli anni seguenti la sua opera ebbe popolarità attraverso letture pubbliche, diffusione di cantiche separate e commenti. Nel 1322 il figlio Jacopo scrisse “Chiose alla Cantica dell’Inferno”. Giovanni Boccaccio nel 1351 redigeva la prima stesura della “Vita di Dante” a cui seguì “Il Trattatello in laude di Dante”, dove così lo descrisse:

“Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso. Per la qual cosa avvenne un giorno in Verona, essendo già divulgata pertutto la fama delle sue opere, e massimamente quella parte della sua Comedia, la quale egli intitola Inferno, e esso conosciuto da molti e uomini e donne, che, passando egli davanti a una porta dove più donne sedevano, una di quelle pianamente, non però tanto che bene da lui e da chi con lui era non fosse udita, disse all’altre: «Donne, vedete colui che va nell’inferno, e torna quando gli piace, e qua su reca novelle di coloro che là giù sono?»

Fiorirono ben presto botteghe di copisti; il Codice più antico (1336) detto Landiano 190 si trova nella Biblioteca Passerini Landi di Piacenza.

A Firenze Francesco di ser Nardo da Barberino, nella prima parte del XIV secolo, eseguì decine di manoscritti conosciuti come “Danti dei Cento”, che sono capolavori dell’arte medioevale con testi riccamente decorati da raffinate miniature.

Alla Biblioteca Laurenziana di Firenze e alla Vaticana si possono ammirare due codici del gruppo “dei Cento”. La lettera N dell’incipit della prima Cantica “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” fa da cornice ad una miniatura con allievo e maestro all’inizio del viaggio. La lettera L dell’incipit del Paradiso “la gloria di colui che tutto move…” racchiude Dante con Cristo e due Santi (Biblioteca Vaticana).

Altri due preziosi manoscritti sono custoditi alla British Library di Londra, uno è del 1344 con 250 miniature e il testo su un’unica colonna, l’altro è il Codice del 1445 commissionato da Alfonso I il Magnanimo, re d’Aragona, che presenta splendide miniature di Giovanni di Paolo, importante pittore senese del XV secolo.

Per quanto riguarda le edizioni a stampa, la prima è opera di Johannes Numeister nel 1472 a Foligno. Ne seguirono molte altre con continue revisioni; fondamentale l’edizione critica (1966/67) del filologo e critico letterario Giorgio Petrocchi basata sui testi della tradizione manoscritta secondo l’antica vulgata anteriore a Boccaccio e promossa dalla Società Dantesca Italiana.

La Commedia, patrimonio culturale universale, pone i grandi interrogativi della vita e anche l’uomo di oggi vi può trovare risposta alle fondamentali istanze umane: l’amore, l’odio, il dolore, la paura della morte, la fede.

La potenza, la ricchezza lessicale, la bellezza dei versi danteschi e delle miniature mostrate da Comelli, testimoniano il genio dell’Uomo. Bellezza non fine a se stessa, ma fonte di riflessione e di insegnamento.

Marisa Dragonetti

ultimo aggiornamento della pagina: 8 aprile 2024