Personaggi della Divina Commedia:
Guido e Bonconte da Montefeltro

Conferenza a cura di Italo Comelli

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lancio giornalistico della conferenza di Italo Comelli

La Gazzetta di Parma del 6 ottobre 2025 a pagina 10 annuncia la conferenza di Italo Comelli, alla ripresa dei Lunedì della Dante



Si deve alla socia Nathalie Giaffreda la galleria d’immagini della conferenza del 6 ottobre 2025 di Italo Comelli



Dalla Gazzetta di Parma del 7 ottobre 2025

A pagina 16 della Gazzetta di Parma del 7 ottobre 2025 è stata prontamente pubblicata la recensione della conferenza di Italo Comelli, che ha aperto i Lunedì della Dante della ripresa autunnale



La Dante Alighieri ha ripreso la sua attività, dopo la pausa estiva, con un denso programma di conferenze e con i tradizionali “Caffè Letterari”.
La presidente dell’ISREC, Carmen Motta, ha augurato alla Società un buon lavoro sottolineando l’importanza della Dante, associazione che veicola cultura, crea comunità e sviluppa esperienze: impegno fondamentale nei tempi difficili che stiamo vivendo, dove la mancanza di conoscenza sembra prevalere e favorisce aggressività, indifferenza e contrapposizioni ideologiche.
Apre il secondo semestre Italo Comelli, presidente dell’Università Popolare di Parma e profondo studioso delle opere dell’Alighieri. Protagonisti del suo intervento sono Guido e Buonconte da Montefeltro, padre e figlio.
Guido (circa 1220-1298) fu un condottiero militare ghibellino, noto per la sua astuzia. Più volte scomunicato, giunto in età avanzata, si pentì riconciliandosi con la chiesa, divenne frate francescano e morì in odore di santità. Tuttavia Dante lo pone all’Inferno, nella 8a bolgia, come Ulisse, tra i consiglieri fraudolenti, che vagano avvolti dalle fiamme puniti per l’uso ingannevole della parola. A Guido è dedicato l’intero Canto XXVII. È dannato per lo scaltro consiglio dato a Bonifacio VIII su come espugnare Palestrina, feudo dei Colonna, promettendo perdono ai suoi nemici senza mai concederlo.
La fiamma di Ulisse è ormai diritta e quieta quando un’altra viene dietro ad essa emettendo un suono confuso:

“quand’un’altra che dietro a lei venne
ne fece volger gli occhi a la sua cima
per un confuso suon che fuor n’uscia” vv 3/6

Alla fine la voce esce e la fiamma inizia a guizzare, il dannato si rivolge ai poeti sentendoli parlare in italiano:

“dimmi se i Romagnoli han pace o guerra
ch’io fui d’i monti là intra Orbino
e’l giogo di che Tever si disserra vv 37/38

Dante chiede al peccatore di presentarsi se il suo nome conserva fama nel mondo. La fiamma si ravviva e Guido inizia a raccontare la sua storia:

“Io fui uom d’arme e poi fui cordigliero,
credendomi, sì cinto, fare ammenda;
e certo il creder mio venìa intero,

se non fosse il gran prete, a cui mal prenda!,
che mi rimise ne le prime colpe;
e come e quare, voglio che m’intenda vv 67/72

Francesco venne poi com’io fu’ morto,
per me; ma un d’i neri cherubini
li disse: “Non portar: non mi far torto.

Venir se ne dee giù tra ’ miei meschini
perché diede ’l consiglio frodolente,
dal quale in qua stato li sono a’ crini; vv 112/117

Comelli racconta, quindi, la storia di Buonconte (1250-1289) figlio di Guido, valoroso uomo d’arte di parte ghibellina. Legato militarmente ad Arezzo, partecipò alla guerra civile. La sua fama, tuttavia, è legata alla battaglia di Campaldino (1289) in cui perse la vita. Il suo corpo non fu mai ritrovato, questa circostanza ispirò Dante che a Campaldino combatté nello schieramento nemico.
Dante incontra Buonconte nel V Canto del Purgatorio dove le anime dei morti di morte violenta e pentiti solo in fin di vita attendono di poter iniziare il cammino di espiazione. Vedendo Dante e Virgilio, si avvicinano ai due poeti e chiedono di pregare per loro. Uno prende la parola:

“Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;
Giovanna o altri non ha di me cura;
per ch’io vo tra costor con bassa fronte».

E io a lui: «Qual forza o qual ventura
ti traviò sì fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepultura?.”

«Oh!», rispuos’elli, «a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino.

Là ‘ve ‘l vocabol suo diventa vano,
arriva’ io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.

Quivi perdei la vista e la parola;
nel nome di Maria fini’, e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.

Io dirò vero e tu ‘l ridì tra’ vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava: “O tu del ciel, perché mi privi? vv 88/105

Come per Guido, Dante descrive un combattimento tra un angelo (o San Francesco) e un diavolo per il possesso dell’anima del peccatore. Nel caso di Guido, il diavolo lo sottrae al Santo mentre nel caso di Buonconte l’angelo si impadronisce della sua anima lasciando al demonio solo il corpo del condottiero.
In versi di elevata poesia emerge il motivo etico dominante. Non è sufficiente l’abito o l’assoluzione papale per salvare l’uomo, ma solo la sincera conversione del cuore.
Italo Comelli citando i versi del Sommo Poeta, versi potenti, aspri, elegiaci, didascalici e allegorici, ha descritto con vividezza le figure di Guido e Buonconte suscitando sincero interesse tra i presenti e un convinto applauso finale.

Marisa Dragonetti

ultimo aggiornamento della pagina: 17 ottobre 2025