Conferenza a cura di Carlo Pioli

La conferenza di Carlo Pioli per i Lunedì della Dante è preannunciata dalla Gazzetta di Parma del 23 novembre 2025, a pagina 13
Lunedì 24 novembre alla Dante alle ore 16, in vicolo delle Asse 76, si tiene la conferenza di Carlo Pioli “Parma Color Viola”.
Parma è Viola.
Tra i posti più evocativi della storia e della fortuna della violetta c’è l’antico negozio ColorViola, situato in via Repubblica, vicino a piazza Garibaldi. Un negozio antico e quasi magico quando la vetrina sulla strada si gira lentamente per diventare una esposizione. La boiserie interna, dai cui si affacciano mille prodotti monocolore, è la stessa dell’epoca di Ludovico Borsari, fondatore della profumeria nel lontano 1870 e “primo a carpire il messaggio della violetta di Parma”, fiore simbolo della città, particolarmente caro alla Duchessa Maria Luigia d’Austria.
A tutt’oggi il proprietario del negozio, Carlo Pioli, porta avanti la tradizione, proponendo profumi, saponette, viole glassate, altre svariate specialità e souvenir: prodotti della bottega che emanano intorno delicate e timide fragranze. Carlo Pioli è l’infaticabile organizzatore e ideatore dell’evento Parma Color Viola, con la moglie Maria Luisa. Pioli provvede pure alle aperture straordinarie delle Serre del Parco Ducale per l’esposizione delle storiche violette a fiore doppio e le presentazioni su tema.
La Viola ha rappresentato e rappresenta una suggestione culturale, ha influenzato nel tempo l’immaginario parmigiano e non solo. È diventata una componente della moda, dell’arte, della letteratura; Marcel Proust, che a Parma non era mai stato, nel ricordo della violetta e della “Certosa” stendhaliana, immagina la città “color malva”.
La violetta di Parma è stata protagonista dell’incontro di lunedì 24 novembre 2025 con Carlo Pioli, proprietario dello storico negozio che porta avanti la tradizione del fiore simbolo della città.
“Parma Color Viola”.
La violetta è presente già alla corte dei Borbone a Napoli nel 1750, proveniente dalla Spagna, dove sarebbe stata introdotta dagli Arabi.
Arrivò dall’Oriente in dono ai Borbone di Parma e, nella seconda metà del ‘700, fu coltivata nell’Orto Botanico. La varietà deve la sua fama alla Duchessa Maria Luigia ma già con Giuseppina Beauharnais divenne uno dei simboli, che identificavano il bonapartismo.
Questa specie ha grandi fiori doppi color malva chiaro ed è molto diversa da quella selvatica, è un fiore fragile, sensibile sia al gelo sia al forte caldo e necessita di cure speciali.
La viola comune ha origini antiche; secondo la leggenda sarebbe stato Zeus a crearla per nutrire la sua amata Io, trasformata in giovenca per nasconderla all’ira di Era; dal nome della ninfa deriva la parola greca ion che significa viola.
Molteplici i suoi significati: modestia, purezza, fedeltà, amore segreto, eleganza, creatività, infine unisce un’apparenza delicata ad un profumo intenso e persistente.
È ispiratrice di artisti, epoche e contesti assai diversi.
Ha influenzato diversi pittori:
Dante Gabriel Rossetti ritrae Mary “May” Morris, con il volto che emana spiritualità e la mano destra che tiene delle viole, qui simbolo di umiltà e modestia.
Édouard Manet immortala Berthe Morisot con un rigoglioso mazzetto che risalta sul nero assoluto dell’abito e del cappello.
Giovanni Boldini, ritrattista di nobildonne dell’alta società, ritrae la marchesa Luisa Casati Stampa in un lungo abito nero con alla vita un bouquet di viole. Nella Belle Epoque infatti il fiore assume il ruolo di accessorio fondamentale, simbolo di eleganza.
René Magritte ne “La grande guerra” dipinge una figura femminile in elegante abito bianco, ponendole sul volto un mazzo di viole: una associazione lessicale, le violette come il termine francese voilette/veletta per nascondere l’apparenza dell’essere, il rapporto tra visibile e invisibile.
E molti poeti:
W.Shakespeare dal “Sogno di una notte di mezza estate”
Vidi anche dov’era caduto il dardo
di Cupido; era caduto sopra un piccolo
fiore d’occidente, bianco come il latte,
e il fiore per l’amorosa ferita ora è purpureo.
E adesso le fanciulle lo chiamano
“viola del pensiero”.
Leopardi da “Il sabato del villaggio”
La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole…
Proust descrive Parma come una “dimora liscia, compatta, dolce e color malva” legandola nell’immaginario alla violetta. Città, invero, che lo scrittore non vide mai.
T.S. Eliot da “La terra desolata”
Nell’ora violetta, quando gli occhi e la schiena
Si levano dallo scrittoio, quando il motore umano attende
Come un tassì che pulsa nell’attesa…
Per concludere non possono mancare i versi di Dante dalle “Rime”
Deh, Violetta, che in ombra d’Amore.
Deh, Vïoletta, che in ombra d’Amore
ne gli occhi miei sì subito apparisti,
aggi pietà del cor che tu feristi,
che spera in te e disïando more.
Tu, Vïoletta, in forma più che umana,
foco mettesti dentro in la mia mente
col tuo piacer ch’io vidi;
poi con atto di spirito cocente
creasti speme, che in parte mi sana
là dove tu mi ridi.
Deh, non guardare perché a lei mi fidi, ma drizza li occhi al gran disio che m’arde,
ché mille donne già per esser tarde
sentiron pena de l’altrui dolore.
Grazie a Carlo Pioli e alla moglie Maria Luisa che, con passione, mantengono vivo uno dei simboli della città nella storica bottega di via Repubblica, un luogo che tra profumi, saponette, svariate specialità e souvenir affascina ed emana delicate e avvolgenti fragranze.
Marisa Dragonetti
ultimo aggiornamento della pagina: 30 novembre 2025
