a cura di Pasqualina Deriu

La Gazzetta di Parma dell’8 marzo 2026 a pagina 15 sottolinea il patrocinio concesso dalla Dante Alighieri di Parma alla conferenza del giorno 9, dedicata alla narrativa di Grazia Deledda, nel centenario dell’assegnazione del premio Nobel
Ringraziamo di cuore Luciana Beghè per le fotografie.
La nostra recensione
La Dante Alighieri ha ospitato il 9 marzo 2026 Pasqualina Deriu relatrice su “Il peccato, la colpa, l’espiazione nella narrativa deleddiana”, con l’introduzione del dottor Antonio Parisi e letture di Giuseppina Pira e Paola Maccioni.
Il circolo culturale Grazia Deledda ha presentato il progetto “Viaggio tra le pagine deleddiane in occasione dei 100 anni dall’assegnazione del Premio Nobel alla scrittrice sarda”, programma al quale aderiscono numerose associazioni e che si svilupperà in una serie di letture ed in un concorso fotografico-narrativo finale.
Motivazione del Nobel “Per la sua potenza narrativa di scrittrice, sostenuta da un alto ideale che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.
Nell’occasione è stato proiettato un breve filmato tratto dal docufilm “Grazia Deledda, la rivoluzionaria” con una immersione nella Sardegna che ha ispirato e formato la sua arte. Arte che nasce dall’osservazione profonda della natura, dalle storie popolari e dalla solitudine; natura aspra e selvaggia, canti e musiche tradizionali, volti espressivi.
Deledda guarda a Manzoni come modello letterario e morale, entrambi condividono una visione profonda e religiosa della vita, sebbene espressa diversamente; la provvidenza in Manzoni, il senso di colpa e il destino in Deledda. La scrittrice condivide, ancora, con Dostoevskij il travaglio interiore dei personaggi tra il peccato e la ricerca di redenzione.
Deriu, per sottolineare che la narrativa di Deledda si basa su forti vicende d’amore, di dolore e di morte che portano al senso del peccato, della colpa, dell’espiazione e alla coscienza di una inevitabile fatalità, analizza tre romanzi:
“La via del male”, con la storia di Maria e del servo Pietro, incarna la natura in tutte le sue manifestazioni di vita e di morte; narra la passione che travolge e supera ogni barriera sociale.
“L’edera” è la tragica storia di Annesa, una trovatella devota alla nobile ma decaduta e indebitata famiglia dei Decherchi, che innamorata del figlio Paulu, per salvarla uccide lo zio Zua, un vecchio ricco ed avaro, ma poi viene divorata dal rimorso.
“Elias Portolu” è il protagonista che torna a Nuoro dopo quattro anni di detenzione, cerca di reinserirsi nell’ambiente agro-pastorale, ma si innamora di Maddalena moglie di suo fratello Piero. Elias combatte il suo sentimento con un doloroso tormento interiore, una sorta di espiazione per il suo amore proibito e trova parziale sollievo solo attraverso la fede e la sofferenza.
Il discorso di G. Deledda all’Accademia Svedese, ricchissimo di significato, evidenzia la sua forza come donna e come scrittrice:
“Sono nata in Sardegna. La mia famiglia, composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche una biblioteca. Ma quando cominciai a scrivere, a 13 anni, fui contrastata dai miei.
Il filosofo ammonisce: -Se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se va per la terza volta, lascialo in pace perché è un poeta.
Senza vanità anche a me è capitato così.
Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio. Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne. Ho riguardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole nel cielo sardo. Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente. Ho visto l’alba e il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne; ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo.
E così si è formata la mia arte come una canzone o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo”.
Marisa Dragonetti
ultimo aggiornamento della pagina: 21 marzo 2026
