Conferenza a cura di Gino Reggiani

A pagina 14 del 22 febbraio 2026 la Gazzetta di Parma presenta la conferenza del professor Gino Reggiani per il nuovo ciclo dei Lunedì della Dante, ospitati dall’Isrec in città
Le fotografie sono dovute alla cortesia di Luciana Beghè e Italo Comelli.

La Gazzetta di Parma del 24 febbraio 2026 ha commentato a pagina 15 la prima conferenza del nuovo ciclo dei Lunedì della Dante, tenuta all’Isrec dal professor Gino Reggiani davanti ad un folto pubblico
La nostra recensione
La Dante Alighieri di Parma ha iniziato l’attività del primo semestre 2026 con una conferenza dello storico Gino Reggiani su “Francesco Petrarca uomo e poeta, e l’ombra di Dante.
Petrarca (1304/1374), di una generazione più giovane, condivise con Dante (1265/1321) lo stesso ambiente e contesto culturale. I due poeti si conoscevano, non di persona, anche se si ipotizza un loro incontro casuale, forse a Pisa, tra l’Alighieri e il piccolo Francesco con il padre. Non ebbero perciò un rapporto diretto e Petrarca, pur essendo influenzato dal Sommo Poeta, mantenne un atteggiamento complesso, spesso critico nei suoi confronti.
Giovanni Boccaccio (1313/1375) si inserì in questo particolare dialogo a distanza, fu ammiratore di Dante diffondendo e commentando la sua opera, e scrisse un trattatello in sua “laude”, ma ammirò Petrarca come maestro di vita e di cultura. I due letterati si conobbero a Firenze nel 1350, un’amicizia testimoniata da un lungo scambio epistolare. In una lettera della raccolta in prosa latina “Familiares” Petrarca rispose a Boccaccio per difendersi dalle accuse di provare invidia per Dante e, da appassionato bibliofilo, di non avere una copia della Divina Commedia.
L’altra calunniosa accusa che mi si fa è che io, che fin da quella prima età in cui avidamente si coltivano gli studi, mi compiacqui tanto di far raccolta di libri, non abbia mai ricercato il libro di costui… Confesso che è così… temevo che, se mi fossi dedicato alla lettura degli scritti suoi o di qualcun altro, non mi accadesse, in un’età così pieghevole e proclive all’ammirazione, di diventare volente o nolente un imitatore. Da questo nella baldanza del mio animo giovanile io aborrivo, e tanta era in me la fiducia o meglio l’audacia, da credere di potere col mio ingegno e senza l’aiuto di alcuno crearmi uno stile proprio e originale.
Per quel che mi riguarda, io l’ammiro e l’amo, non lo disprezzo e credo di potere sicuramente affermare che se egli fosse vissuto fino a questo tempo, pochi avrebbe avuto più amici di me… e al contrario, che a nessuno sarebbe stato più in odio che a questi sciocchi lodatori, che non sanno mai né perché lodano né perché biasimano, e facendogli la più grave ingiuria che si possa fare ai poeti, sciupano e guastano, recitandoli, i suoi versi. Ma non posso fare altro di lamentarmi e disgustarmi che il bel volto della sua poesia venga imbrattato e sputacchiato dalle loro bocche; e qui colgo l’occasione per dire che fu questa non ultima cagione ch’io abbandonassi la poesia volgare a cui da giovane m’ero dedicato; poiché temei che anche ai miei scritti non accadesse quel che vedevo accadere a quelli degli altri e specialmente di quello di cui parlo… E i fatti dimostrano che i miei timori non furono vani, poiché quelle stesse poche poesie volgari, che giovanilmente mi vennero scritte in quel tempo, sono continuamente malmenate dal volgo, sì che ne provo sdegno, e odio quel che un giorno amai.
Nelle lettere al Boccaccio si evidenzia la distanza culturale tra Dante e Petrarca. Sebbene entrambi amino i classici, il primo, sintesi suprema della cultura medievale, venera Aristotele attraverso Tommaso D’Aquino e unisce ragione classica a fede cristiana.
Il secondo studia come modelli di vita Virgilio, Cicerone, Seneca, cercando risposte ai dubbi morali ed esistenziali del suo tempo e sceglie Agostino, maestro spirituale, la cui opera lo rende consapevole del dissidio interiore tra l’ambizione di gloria terrena, l’amore per Laura e l’aspirazione alla spiritualità.
Apre così la strada alla sensibilità moderna e diventa precursore dell’Umanesimo. Petrarca non nasconde i suoi conflitti morali ma li trasforma in poesia nel Canzoniere: 366 componimenti in lingua volgare, versi caratterizzati da un lessico ricercato, armonioso e musicale dedicati a Laura, non una idea di donna ma una donna vera, una persona reale.
Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,
e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto,
e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;
Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.
Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir’ mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior’ che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;
e ’l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?
Il prof. Reggiani ha posto l’accento sull’uomo Petrarca, un intellettuale che incarna il passaggio da una visione della realtà di stampo medievale ad una al cui centro viene messo l’uomo.
Non fu certo un politico nel senso moderno, ma un intellettuale umanista che ricercò e promosse la rinascita dei classici. Fu sostenitore del ritorno del Papato a Roma e, nella celebre canzone Italia mia, invocò pace tra le signorie italiane.
Incontro molto partecipato che ha suscitato forte interesse da parte dei tanti presenti e applauso finale.
Marisa Dragonetti
ultimo aggiornamento della pagina: 2 marzo 2026
