Cerimonia di premiazione
degli studenti e degli adulti
del concorso di poesie 2026 “Pace”

Il 27 e 28 maggio presso l’Auditorium di Ape Parma Museo

premiazioni concorso poesia 2026



La presentazione della Gazzetta di Parma

presentazione della premiazione del concorso di poesia 2026

In occasione della Giornata nazionale della Dante Alighieri, nell’auditorium di Ape Parma Museo, come riferisce l’articolo della Gazzetta di Parma del 25 maggio 2026 a pagina 17, verranno premiati i vincitori del concorso 2025-2026 per una lirica inedita, indetto dal Comitato della Dante di città, sul tema «Pace»



Il resoconto della prima giornata

resoconto della Gazzetta di Parma della prima giornata

La Gazzetta di Parma del 28 maggio 2026 a pagina 16 riporta il resoconto della prima giornata di premiazioni del concorso annuale per una poesia inedita, indetto dal Comitato cittadino della Società Dante Alighieri



Liberate Eirene

Intervento iniziale di Stefano Mazzacurati sulla PACE
 
Il premio di quest’anno reca il nome di Pace, una parola pesante. Oppure leggerissima. Chi ne ha fatto un titolo di poesia ha firmato un impegno sacro. La pace è un peso molto gravoso da sostenere. Ma chi ne avesse scritto senza pensarci, rende leggerissime e inconsistenti le parole che ha scritto. Cari Autori, sta a voi scegliere da che parte stare. Se si sceglie l’impegno, allora quella poesia che avete scritto portatela sempre nel cuore come una ferita che tuttavia alimenta il senso della vostra vita.

Nel 421 a.C. il grandissimo commediografo Aristofane, nel pieno di un periodo di guerre, scrive la commedia La pace. C’era un clima di speranza poiché quell’anno era stata stipulata la pace di Nicia, tregua di cinque anni per cessare la sanguinosa guerra del Peloponneso. Aristofane immagina che il contadino Trigeo, stanco della guerra, voli verso l’Olimpo per chiedere di liberare Eirene, la dea della pace. Ma giunto sull’Olimpo, Trigeo scopre che gli dei, disgustati dal comportamento degli umani, se ne sono andati. E’rimasto solo Ermes, come custode, che gli rivela che il gigante Polemos (la guerra) e il suo servo Tumulto hanno imprigionato Eirene in una caverna, chiudendola con macigni e stanno per distruggere le città. Trigeo chiama a raccolta tutti i Greci che scavano insieme e liberano Eirene, cosi la pace ritorna. Purtroppo la tregua di Nicia non durerà e Aristofane, dieci anni dopo, scrive Lisistrata, una commedia che narra di una donna ateniese che organizza lo sciopero dell’amore, in cui concordi le donne ateniesi e spartane si negano ai bellicosi mariti. Niente pace, niente amore. Poesia e comicità altissime celano verità da sempre reali, comprese quelle del nostro tempo in cui, come sempre, solitamente le donne ricostruiscono quello che gli uomini tendono a distruggere. Ogni guerra è una violenza consumata prevalentemente sui civili, ma doppia su una donna, che è persona e fonte di vita.

Oggi Eirene è imprigionata. Oggi il mondo è minacciato da criminali che lo governano, a est e a ovest, da regimi tremendi che torturano e  condannano a morte le donne che si vestono in un certo modo e da altri Stati terroristi che sono tali perché seminano il terrore distruggendo popoli inermi, impedendo aiuti umanitari, cibo, medicinali, lasciando proliferare torme di topi che attaccano civili prigionieri, come a Gaza, in cui stanno crescendo gli 80000 morti, di cui 65000 bambini, ove buttano per terra una suora, sputano sull’immagine della Madonna, torturano e violentano e tanto altro.  E tanti altri altrove dove comunque si violenta, si tortura, si muore. Le persone giovani hanno il dovere di rispettare il patto che firmano con sè stessi scrivendo poesie intitolate alla pace: ne va della dignità.

Dalle guerre occorre disertare. Ci si intenda sul vocabolo. La parola disertare deriva dal latino deserĕre, abbandonare. Disertore può essere non solo chi colpevolmente abbandona i compagni di una lotta giusta e doverosa di difesa, ma anche chi, in situazioni opposte, rifiuta di andarci, laddove vanno a combattere quelli che la guerra non la vogliono in nome di quelli che la vogliono non combattendola. Le generazioni giovani hanno ormai capito che senza drastici cambiamenti non ci sarà mai pace per il loro studio, per un lavoro non precario, per la speranza di costruire famiglie, generare bambini senza le odierne sempre più grandi difficoltà. Il diritto al sorriso è un loro diritto. Una guerra di pace per cui combattere con le armi civili dello studio e dell’impegno. Quasimodo scriveva: E come potevamo noi cantare?… Alle fronde dei salici anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento. Cari poeti giovani che avete inciso la parola pace sulle vostre poesie, disertate dalle velleità di violenze e di guerre ingiuste, in nome della Costituzione italiana che ripudia la guerra. Onorate la memoria del Presidente Pertini, che nel discorso d’insediamento il 9 luglio 1978, disse: «L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire».

Cari Poeti giovani, aprite il vostro cuore alla pace, disobbedendo ai tiranni, rifiutando progetti non vostri, boicottando prodotti di speculazione, contestando, irridendo chi, ostacolando le parole di quel Presidente, ostacola la poesia del vostro futuro. Studiate, leggete, scambiate parole. Disertate dall’ignoranza, dai facili slogan. Disertate dai social quando si fanno tiranni di tempo e di denaro, e riprendete in mano la carta, la penna, l’inchiostro con cui gli eroi di tutte le guerre si sono ribellati a poteri ingiusti e totalitari. Fate come Dante, parte con voi stessi, perché tra i molti che corteggiano i vostri voti, pochi vi stanno davvero aiutando. Togliete dai salici le vostre cetre, e in ogni occasione civile fate sentire la potenza della vostra presenza, trasformate la carta di una scheda in un foglio di poesia. Disertate dalla sicurezza cieca degli ignoranti, offrite ascolto a pensieri diversi dal vostro, accogliete chi è diverso. Solo così completerete la vostra poesia. Fate volontariato, aiutate i più deboli, chi soffre, chi è malato, rendete onore a chi è morto per la vostra libertà. E se qualcuno vi prende in giro perché parlate di pace, di amore, di solidarietà civile, compatitelo, è un fratello o una sorella senza poesia. Poesia vuole dire fare realtà. Schiacciate con la poesia della vita le ombre nere che vogliono imprigionare Eirene.

Liberate Eirene, rendete onore alla memoria storica di chi ha permesso la vostra libertà, rendete onore al titolo potente delle vostre poesie.



Prima galleria d’immagini

Siamo grati a Luciana Beghè per le fotografie della prima giornata di premiazioni del 27 maggio 2026.



Il resoconto della seconda giornata

resoconto della seconda giornata di premiazioni

A pagina 16 la Gazzetta di Parma del 29 maggio 2026 riporta il resoconto della seconda giornata di premiazioni nel salone dell’Ape Parma Museo



80ª Giornata della Dante Alighieri

Concorso sul tema “Pace” di Italo Comelli
 
La Giornata della Dante è stata istituita dalla Società Dante Alighieri con l’obiettivo di promuovere iniziative di diffusione della lingua e della cultura italiana, sia in Italia sia negli altri Paesi. Il recente statuto della Dante nazionale, individua nel 29 maggio la data celebrativa, scelta come data convenzionale per la nascita del Sommo Poeta. Di fatto le varie iniziative si svolgono ogni anno negli ultimi giorni del mese di maggio.
Il Comitato di Parma celebra la Giornata dal 1974 con la premiazione di un concorso di poesie, aperto agli studenti delle scuole Primarie e Secondarie. Dal 2010 il concorso è stato proposto anche agli adulti. Quest’anno siamo alla 80ª Giornata della Dante, al 52° concorso per gli studenti e al 16° concorso per gli Adulti.
Il Dantedì invece è la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, la cui ricorrenza cade il 25 marzo, data scelta come inizio del viaggio di Dante nei tre Regni, (quando si perde nella “selva oscura”). Il Dantedì è stato istituito dal Consiglio dei Ministri nel 2020, in vista della commemorazione per il 700° anniversario della morte del poeta avvenuta il 14 settembre 1321.
Per la premiazione del Concorso che si svolge nella Giornata nazionale della Dante, le poesie si ispirano ad un tema scelto dal Consiglio Direttivo del Comitato di Parma.
Nel passato le varie parole sono state nuvole, strade, libertà, acqua, libro, ponti ecc.
Nella individuazione della parola tema, il Consiglio Direttivo si ispira a due criteri: il valore della parola stessa nell’attuale momento storico, e il ricorso a parole desunte dalle opere del nostro Sommo Poeta, il Padre della lingua italiana.
A settembre dello scorso anno la parola indicata è stata Pace.
La tematica scelta è stata motivata sia dal Presidente nella presentazione del libretto del Concorso, sia ieri dai vari relatori all’inizio della cerimonia.
A confermare l’attualità del tema basti ricordare che poche settimane fa tanti studenti delle scuole di Parma hanno partecipato alla marcia finalizzata alla pace, al dialogo e alla partecipazione giovanile. Era una tappa della lunga marcia svoltasi in vari comuni della provincia, promossa dalla Fondazione Perugia-Assisi. Un Giro d’Italia per la Pace, portando una lampada al posto della maglia rosa.
Il grande oratore, scrittore, politico e filosofo romano, Cicerone, scriveva che “persino il nome di Pace è dolce, e in verità è una cosa dolce e salutare. Chi si compiace della discordia, della strage dei cittadini, della guerra civile, non sembra di aver cari la propria famiglia, le pubbliche leggi, i diritti della libertà” e Cicerone la definiva una tranquilla libertà (Philipp,2.44.113)
Fra i Padri della Chiesa, la definizione fondamentale è quella di Sant’Agostino. Agostino esaminava la pace sotto vari aspetti: la pace del corpo come ordinata proporzione delle parti,la pace dell’anima come ordinato accordo del pensare e agire; la pace degli uomini come ordinata concordia, la pace dello Stato è l’ordinata concordia del comandare e obbedire dei cittadini, la pace dell’universo è la tranquillità dell’ordine(Città di Dio, XIX 13.1)
Per Dante nelle sue varie opere la Pace è un concetto centrale, elaborato proprio in conseguenza della sua esperienza di vita, una vita travagliata di esule, in un mondo medievale contrassegnato da continue lotte di fazioni partitiche all’interno dei Comuni, delle stesse città tra di loro, tra guelfi e ghibellini. Riteneva necessaria una pace universale raggiungibile con un solo principe governante tutti i popoli.
Idee espresse sia in una opera filosofica, il Convivio (IV,4,4) sia in maniera più estesa e più compiuta in un testo politico, la Monarchia, in cui affronta il tema della pace universale.
La parola pace ritorna in Dante in numerose poesie e soprattutto nella Divina Commedia.
La parola pace è citata 36 volte, 6 volte 6, cioè la potenza del numero 6.
Nella società medievale i numeri hanno un valore simbolico molto importante.
Il numero 6 rappresenta l’ordine che viene dato dall’equilibrio, e l’equilibrio (si pensi all’immagine della bilancia) è alla base della giustizia.
Non c’è giustizia senza pace e non c’è pace senza giustizia. Il sesto cielo, quello di Giove, è quello della giustizia.
Pace, parola importante, affrontata con tanto impegno, ingegno e passione dagli studenti e dagli adulti, in questa giornata della Dante.
Con le loro poesie hanno dimostrato di saper percorrere la strada giusta:

quinci si va chi vuol andar per pace

Ad essi va il ringraziamento del Comitato di Parma della Dante Alighieri.



Seconda galleria d’immagini

A Luciana Beghè e a Maria Tesesa Cantoni esprimiamo la nostra riconoscenza per le fotografie della seconda giornata di premiazioni del 28 maggio 2026.



Il libretto del Concorso 2025-2026

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I diplomi di premiazione per le scuole

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I diplomi di segnalazione per le scuole

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ultimo aggiornamento della pagina: 3 giugno 2026