Visita alla Biblioteca
Monumentale del Monastero
di San Giovanni Evangelista

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13 maggio 2013

Ubi intendes animum ibi valet

Dove volgerai il cuore lì si sta bene

Si entra nel Monastero da una porta a lato della Chiesa, quella con la cupola del Correggio; si attraversa una stanza, tra vecchie vetrine che mostrano vasetti di creme al miele e propoli e si passa nel primo dei tre cortili, arioso ed elegante con le sue leggere colonne ioniche. E qui già si avverte il sapore mistico della preghiera, della meditazione e del lavoro.

ORA et LABORA, davanti alla scala che conduce alla biblioteca monumentale.

Qui regna il silenzio.

Comincia così la visita della Dante del 13 maggio, che ci farà conoscere o riscoprire con piacere un tesoro nascosto di questa bellissima nostra città.

Subito si è presi da stupore per la raffinatezza e la varietà delle decorazioni, opera di Ercole Pio e Gian Antonio Paganino del 1575. I colori, la vivacità delle scene, la ricchezza sorprendente e fantasiosa delle grottesche e la molteplicità delle iscrizioni in diverse lingue antiche creano una piacevole armonia.
La sala, divisa in tre navate, ha due file di cinque colonne ioniche che fanno da sostegno a un soffitto composto di diciotto volte a tutto sesto.

In fondo, davanti alla porta Nord che immette nel lungo corridoio con le celle dei monaci, al tavolo degli oratori, oltre al presidente della Dante dott. Angelo Peticca e alla prof. Isa Guastalla, sono presenti l’Abate Padre Giacomo Basso, la poetessa Antonia Gaita e la bibliotecaria Boera Pinotti.
Dopo l’accoglienza benedettina dell’Abate, che ci introduce nell’atmosfera mistica del luogo, prende la parola la signora Pinotti. Capelli candidi, sorriso aperto, memoria sorprendente, dietro agli occhiali occhi vivi, curiosi, giovani, dal 1990 è curatrice e guida della biblioteca. Accompagna turisti e scolaresche, con passione ed entusiasmo instancabili. Membro della Deputazione di Storia Patria delle Province parmensi, è autrice di numerose pubblicazioni e studi su argomenti storici, riguardanti anche la sua Lunigiana. È Console del Consolato di Pontremoli dal 1968.

Traccia una breve storia della biblioteca e del Monastero a cui fa seguire la descrizione degli affreschi, vivacizzata da particolari curiosi e poco noti, quelli che rendono l’esposizione un bellissimo racconto, un po’ realtà e un po’ mito. Si sta ad ascoltare e non si andrebbe più via, si vorrebbe sapere tutto, si chiede e lei è sempre pronta e sicura nel rispondere.

Ci accompagna nella lettura delle carte geografiche delle pareti che rievocano millenni di storia: la Terra Santa prima e dopo l’esodo delle tribù israelitiche, l’Italia (incompleta perché l’autore aveva iniziato troppo in basso a dipingere e mancano le isole), la Grecia, il Ducato di Parma e Piacenza eretto da Papa Paolo III Farnese nel 1545 (e tutti noi a cercare i paesi conosciuti, confondendo il Nord con il Sud che qui sono al contrario!).

Si sofferma sulla tumultuosa battaglia di Lepanto, dipinta nel 1572 appena un anno dopo la vittoria dei Cristiani sui Turchi. Spicca in primo piano Alessandro Farnese riconoscibile dalla bandiera parmense con croce gialla in campo azzurro, che impugna il bastone del comando e la spada della vittoria. Sulle costruzioni dell’Antico Testamento: Gerusalemme (con Giuda impiccato fuori le mura), il Tempio, Aronne, l’arca di Noé e il Tabernacolo. E ancora sulla genealogia di Cristo e le cronologie degli imperatori e dei Papi, con i nomi racchiusi in rettangoli diversamente colorati. Nei neri i Papi monaci.

Al centro del soffitto, domina un ovale con la scritta “Aurea mediocritas” che incornicia tre Giustizie. In piedi con la bilancia e il fascio con la scure nelle mani, si erge la vera Giustizia simbolo di equilibrio, prudenza e forza. Sedute ai lati con le mani legate, la Giustizia irruente con la spada spezzata e la Giustizia lenta, appoggiata alla lancia. Attorno, simboli di armonia nell’Universo, fanno corona diversi e antichi strumenti musicali.

Una biblioteca che racconta tante storie affascinanti: non si sfogliano libri ma si leggono i dipinti sui muri.

 

In questa cornice Antonia Gaita, per tanti anni maestra al Convitto Maria Luigia e poetessa parmigiana nota per le numerose pubblicazioni e vincitrice di tanti premi letterari, ha recitato alcune sue poesie dalla raccolta “CON IDENTICA MANO”

VECCHIO AUTUNNO

Contro il parere di molti

nulla ho da segnalare. L’autunno

è ancora nelle foglie accartocciate

che il vento contende alla ramazza.

In questo sole un po’ lunatico

che scotta come febbre o finge

un cerchio bianco di satellite.

Con identica mano

toccava i pruni dell’orto

e illividiva la sera nel tempo

dei giochi di cortile.

Conforta riconoscerne il vólto

potergli dire come a un vecchio amico

che il tempo per lui non è passato.

(Premio “Violetta di Soragna” 2012)

PROSSIMA ECLISSI

Nessuno forse lo ricorda

quel vecchio ritornello che strideva

sui dischi di vinile.

Ne ripeto le parole testuali:

ho un appuntamento con la luna.

Ho colto al volo la notizia

fermando per un attimo sui legni

il cencio della polvere.

Non manca molto e Sole Terra Luna

saranno in congiunzione.

Evento previsto e calcolato

con precisione cronometrica

l’ora il minuto il secondo.

Spero sgombra la notte

e metto in memoria la data

il tempo per essere sola

coi comignoli e gl’interrogativi

quando il volto chiaro

si consuma nell’ombra. E lo copre

un rossore pudico di sangue sottopelle.

Lo scrittore Alberto Bevilacqua le ha dedicato questa nota:

–“Nella poesia di Antonia Gaita si avverte un tessuto solido, ben dominato nel ritmo e nella concezione, che ottiene il risultato di fondere il sapere, la nozione culturalizzata del vivere, con un’idea libera, lirica e spaziata della vita stessa. È la figura di poeta saggio, che sembra dialogare con se stesso affinché la saggezza si stemperi in una letizia fonda propria dei fanciulli. Quanto controllo. E quanta grazia”–

biblioteca di San Giovanni
grottesche della blioteca di San Giovanni

Luciana Beghè

ultimo aggiornamento della pagina: 15 giugno 2013

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