Tradizioni parmigiane

Relatore: Lorenzo Sartorio

Lorenzo Sartorio ha da sempre coltivato un profondo amore per Parma e ne conosce la storia, gli uomini, le tradizioni, la gastronomia e i dialetti. Lunedì 29 ottobre ci ha raccontato il suo rammarico per i troppi e negativi cambiamenti subiti dalla città sia nel passato che nel presente, ricordando l’abbattimento delle mura farnesiane e delle beccherie del Bettoli nel primo Novecento ad opera del sindaco Mariotti e, oggi, la trasformazione e lo snaturamento della Ghiaia, fino a poco tempo fa popolare e vociante piazza del mercato.

Confida, tuttavia, in un cambio di rotta dei Parmigiani e spera che tornino a custodire il loro patrimonio storico-culturale, confortato dal vasto interesse che il suo libro sulle tradizioni locali ha suscitato. Lo ha intitolato “La zonta” cioè l’aggiunta ai libri già scritti.

Nel corso dell’incontro ha citato tanti personaggi pittoreschi (venditori di paton’na e caldarroste, ciabattini, nani, ranari, ubriachi, magnagatt, senzatetto).

Ha ricordato i cantamaggi sugli Appennini; i folletti dispettosi nei boschi e nelle stalle; la magica notte di San Giovanni che rende salutari le erbe bagnate dalla rosada.

Ha parlato degli anolén, dal ripieno diverso dalla città alla Bassa, dalla collina alla montagna a seconda delle materie prime disponibili e della ricchezza delle famiglie.

Si è soffermato a lungo sui dialetti, che cambiano suoni e costruzione della frase da paese a paese ma che, alla fine, comprendiamo tutti.

In chiusura ha intrattenuto e divertito i presenti con una raffica di stranomm, che qui in parte riportiamo: pànsa ad dolégh, magnapolàstor, gratòn, bonbòn, budlòn, carotlòn, gùgga, lenngua sutìla e lenngua sacrìlega.
 

Lori Carpi

ultimo aggiornamento della pagina: 8 novembre 2018

 

 

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