Tonino Guerra
poeta, scrittore, sceneggiatore, pittore, scultore

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La videointervista di Anna Kauber

Per noi della Dante, Anna Kauber e Giancarlo Ilari hanno preparato un pomeriggio di autentica poesia con immagini, parole e musica.

Al centro Tonino Guerra.

Poeta, scrittore, sceneggiatore, pittore, scultore, ma soprattutto romagnolo innamorato della terra. Contadino, sempre.

Il video, girato dalla relatrice nel 2010 in Valmarecchia, scorre su prati, alberi, fiori, colline. Nel vento. Il paesaggio è interrotto da tracce umane di oggi, ma antiche, atemporali. Di quando l’uomo coniugava i suoi bisogni con il rispetto della natura.

In questa valle Guerra ha disseminato i segni poetici dei suoi luoghi dell’anima.

L’intervista di Anna Kauber consente a Tonino, ripreso novantenne nella sua casa, di raccontarsi con disarmante sincerità senza tralasciare i temi più intimi, legati all’età e al domani.

A seguire, Giancarlo Ilari ha interpretato, senza soluzione di continuità, versi, frasi, parole dell’autore con una sconvolgente capacità di identificazione. La modulazione della voce, le pause, la figura ci hanno trasportato magicamente a Pennabilli, di fronte al poeta sprofondato in poltrona.

Giancarlo o Tonino? Siamo rimasti confusi.

In chiusura Anna Kauber ha presentato il suo secondo video nato dal desiderio –“Non so cantare… mi manca solo il canto”- e dalla richiesta di Guerra di mettere in musica alcuni suoi recenti versi – “Non so mica dove vado. Sono stanco. Dove è che vado?”

Su uno sconfinato mare, accompagnata dalle note di Vincenzo Mingiardi, si è sentita la voce di Tonino leggere prima in dialetto, poi in italiano parole che alla fine si stemperano e diventano suono. E tutto in una luce dorata e scintillante che conduce lontano, oltre. “Dove è che vado?”

Lori Carpi


Perché anche noi non ci fermiamo, un attimo, a pensare ai nostri luoghi dell’anima?
Perché non raccontarli sul nostro sito?

IMMAGINI E SUGGESTIONI

Tra i tanti contatti a commento dell’emozionante incontro con Anna Kauber e Giancarlo Ilari, ho ricevuto questi due messaggi e volentieri li metto sul sito.

Prati, erba, alberi. Antichi sentieri, tracciati da faticosa pietra e macchiati da licheni, conducono verso una piccola maestà che sorride a un mondo ingenuo e a quel fiore rosso che non manca mai. Valmarecchia.
Più sopra, la minuscola frazione di paese è costituita da povere ma dignitose case di sasso, costruite con amore da mani ruvide, testimonianza di un altrettanto ruvido passato esistenziale, in cui poche erano le consolazioni e tanti i sacrifici, come asserisce il contadino, che ha tratto soddisfazioni dal suo lavoro faticoso, ma che direbbe al figlio di non ripetere la sua esperienza. Quel che resta, tuttavia, di quelle umili case conserva ancora qualche segmento di dignitosa bellezza e sensibilità: sul muro esterno si può vedere qualche archetto con fregio e la porta di legno, disseccata dalle intemperie, che non si chiude più, ma che protegge gelosamente un vissuto, presenta una sua nobile fierezza negli intagli floreali, nei cartigli di pietra e negli aggraziati picchietti, che ancora oggi sembrano sussurrare il tanto educato e forse dimenticato “Permesso?”

È questo il paese dell’anima di Tonino Guerra che, con le sue parole dal timbro “bucolico”, ci esorta a considerare la bellezza e l’utilità della buona terra, a credere in cose buone e genuine. Eppure la panchina è vuota e coperta di muschio, perché nessuno la utilizza più per fermarsi a parlare e a condividere un’esperienza di vita. Allora il poeta dice: “Faccio compagnia alla panchina vuota.”

Maurizia B. socia della Dante


Il filmato e le parole di Anna Kauber ci hanno presentato un personaggio profondamente sensibile e attento alle problematiche umane e della natura.

Il video si apre con l’immagine di un giovinetto che, sorridendo, ancora ignaro dell’esistenza, cammina lentamente fra i sassi del fiume Marecchia, le cui acque scorrono limpide e gorgoglianti nel letto montano. Un’immensa prateria di erba vigorosa illumina i dolci declivi e si staglia in un quieto cielo.

Guerra non disconosce le sue origini semplici, anzi si cala nella realtà di quelle sue origini, utilizzando anche il dialetto nelle sue composizioni poetiche, esprimendo così un’affettuosa vicinanza ai più umili.

Ormai novantenne, forse sentendo vicina la fine, Tonino Guerra ci ha posti dinanzi ad un eterno dilemma: “Non so mica dove vado. Sono stanco. Dove è che vado? Ed è proprio di fronte a questo incommensurabile dubbio che egli ci lascia un testamento che ci ha toccati nel profondo dell’animo: vorrebbe, infatti, poter incontrare San Francesco, i suoi genitori, i suoi nonni…

Ci sembra di cogliere, nel riferimento a San Francesco, un invito all’umiltà e alla carità, a coltivare affetti forti e profondi, espressione di valori autentici nel ricordo dei suoi antenati.

Nel finale non c’è più la figura bella e umana di Tonino Guerra. Il filmato, che si è soffermato sulla poltrona vuota, ha sottolineato il silenzio e la solitudine della casa senza il poeta.

Il ragazzino ritorna, in chiusura, alla sua camminata in riva al fiume ed in questo andare noi leggiamo la metafora della vita che rinnova il seme lasciato cadere da Tonino Guerra.

Ester B. socia della Dante

ultimo aggiornamento della pagina: 9 dicembre 2012

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