Poeti dimenticati

Relatrice: Isa Guastalla

Quali sono i poeti dimenticati da Isa? Di certo nemmeno uno, li tiene tutti custoditi nella sua memoria e li sfodera con il sorriso e una voce argentina al momento giusto.

Nella conversazione dell’11 novembre 2019 i poeti dimenticati sono quelli che oggi vengono trascurati dalle antologie e dai docenti, sono quelli che hanno invece segnato, fino a qualche decennio fa, la vita scolastica di tanti studenti. Guastalla ha scelto per il pubblico della Dante versi di Giosuè Carducci, Salvatore Di Giacomo, Gabriele D’Annunzio, Corrado Govoni, Dino Campana, Vincenzo Cardarelli, Aldo Palazzeschi, Clemente Rebora, Camillo Sbarbaro, Sandro Penna, Alfonso Gatto, Alessandro Parronchi, molti dei quali vissuti tra Ottocento e Novecento. Di ognuno ha presentato il contesto storico e ambientale, ha letto un’opera significativa e l’ha commentata. Spesso ha riletto i testi affinché i presenti potessero assaporare meglio i contenuti e la musicalità delle parole. Ha declamato a memoria versi che facevano eco ad altri versi, versi di Dante presi a prestito da scrittori del secolo scorso.

La conferenza ha raccolto l’attenzione e la partecipazione della sala, sicuramente il pensiero è andato allo studio a memoria che gli insegnanti di un tempo imponevano ai loro alunni e tanti si sono meravigliati di ricordare ancora molte strofe.

La poesia, che si esprime con parole acute e con capacità di sintesi illuminante, ha creato intorno un’armonia di sentimenti e di emozioni. Un pomeriggio diverso e bellissimo e per questo ringraziamo Isa due volte: ci ha incantato con la sua sapienza e, generosamente, ha sostituito Franca Tragni malata.

Sarebbe interessante leggere sul sito i versi dei nostri poeti “dimenticati”, io qui sotto trascrivo quelli di Arturo Onofri:

Marzo

Marzo, che mette nuvole a soqquadro
e le ammontagna in alpi di broccati,
per poi disfarle in mammole sui prati,
accende all’improvviso, come un ladro,
un’occhiata di sole,
che abbaglia acque e viole.
Con in bocca un fil d’erba primaticcio,
Marzo è un fanciullo in ozio, a cavalcioni
sul vento che sepàra due stagioni;
e, zufolando, fa, per suo capriccio,
con strafottenti audacie,
il tempo che gli piace.
Stanotte, fra i suoi riccioli, spioventi
sul mio sonno a rovesci e a trilli alati,
il flauto di silenzio dei suoi fiati
vegetali svegliava azzurri e argenti
nel mio sognarlo, e fuori
ne son sbocciati i fiori.

L. C.

ultimo aggiornamento della pagina: 21 novembre 2019

 

 

4 comments for “Poeti dimenticati

  1. Roberta Bardoni
    26/11/2019 at 16:13

    Un dolce ricordo, la prima lunga poesia studiata a memoria… Non l’ho dimenticata!

    AUTUNNO
    di Luigi Capuana (1839-1915)

    Come fiocchi di neve
    van cadendo le foglie
    e gli alberi fra breve
    saranno senza spoglie.

    Soffia il vento, s’oscura
    di tetre nubi il cielo,
    e tutta la natura
    par si copra d’un velo.

    Ah, la bella stagione
    con le foglie è finita!
    Al sonno si compone
    la terra intorpidita.

    Ma, mentre così dorme,
    tutte operosamente
    rinnova le sue forme
    la vita onnipossente.

    Dormi, terra; dormite
    alberi, erbe, fiori:
    a primavera uscite
    giovani e freschi fuori.

    Oh, v’attendiam! Saremo
    rinnovati noi pure.
    No, non c’è un giorno estremo,
    sorelle creature!

    Creature sorelle
    si migra ad altre rive;
    in più serene, belle
    forme, tutto rivive.

  2. Mariateresa Cantoni
    26/11/2019 at 18:10

    NOTTE di Dino Campana

    Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.

  3. Maria Vittoria Manfredi
    27/11/2019 at 19:49

    Movimento di Aldo Palazzeschi

    Io vo… tu vai… si va…
    Ma non chiedere dove
    ti direbbero una bugia:
    dove non si sa.
    E è tanto bello quando uno va.
    Io vo… tu vai… si va…
    perché soltanto andare
    in un mondo di ciechi
    è la felicità.

  4. Alberto Cazzoli Steiner
    28/11/2019 at 01:30

    Estremamente interessante la lettura: uno spaccato di costume, un tuffo nel lago carsico della memoria.
    A mio avviso noiosissimi, Guelfo Civinini e Antonio Fogazzaro non sono contemplati dall’elenco e, se l’oblio di Gabriele D’Annunzio, Alfonso Gatto e Giosuè Carducci mi lascia indifferente, mi duole invece per Aldo Palazzeschi.
    Del quale riporto l’indimenticabile, tenerissima Rio Bo, “minore” anche per le dimensioni del soggetto che sembra la descrizione di uno dei minuscoli plastici ferroviari sui quali sognavo da bambino:

    RIO BO
    Tre casettine
    dai tetti aguzzi,
    un verde praticello,
    un esiguo ruscello: Rio Bo,
    un vigile cipresso.
    Microscopico paese, è vero,
    paese da nulla, ma però…
    c’è sempre sopra una stella,
    una grande magnifica stella,
    che a un dipresso…
    occhieggia con la punta del cipresso
    di Rio Bo.
    Una stella innamorata!
    Chi sa
    se nemmeno ce l’ha
    una grande città.

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