“Per ragioni un po’ mondane
e un po’ snobistiche”:
la cultura cinematografica
a Parma

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copertina della «Critica cinematografica»

Relatore:
dott. Michele Guerra

La dissertazione, precisa il dottor Guerra, riguarda la storia di una città, Parma, che per un periodo è stata un laboratorio di cultura cinematografica.

Una classe intellettuale, raffinata e snob, si interessò infatti di cinema quando quest’ultimo era ancora considerato “arte demoniaca… non parola, colore, marmo, gesto” che coinvolgeva in un’unica forma d’arte i sensi, “un’orgia dello spirito”.

L’interesse “sospetto” per il cinema si manifestò il 28 aprile 1928 quando sulla Gazzetta di Parma comparse la recensione, ad opera di Pietro Bianchi, del film “Il circo” di Charlie Chaplin. In realtà si trattava della “scoperta” del cinema da parte di Cesare Zavattini grazie alla mediazione dei suoi allievi Pietro Bianchi e Attilio Bertolucci, entrambi ammalati di cinema.

Tre persone per dare origine alla cultura cinematografica e la febbre per il cinema contagiò altri e altri ancora.

Così nel 1934 un gruppo di Parmigiani decise di girare il film “Torniamo in campagna” diretto da Franco Guerci, con Mario Lanfranchi e Cilièn, primo esempio di una serie di tentativi di produzione; nella primavera del 1941 Antonio Marchi cominciò a fimare sulla «Gazzetta di Parma», con lo pseudonimo di Marcantonio, alcuni interventi sulla rubrìca “Nel mondo della pellicola”.

Nel 1946, dopo un breve periodo di inerzia, Antonio Marchi e Fausto Fornari fondarono la rivista “Critica cinematografica”, con l’intento di creare una pubblicazione nazionale.

Nel 1948 fu fondata una nuova rivista, “Sequenze”, diretta da Luigi Malerba. Concepita come una serie di libri monotematici, ebbe come collaboratori Guido Aristarco, Glauco Biazzi, Fausto Montesanti, Attilio Bertolucci.

Uscì, poi, la collana editoriale di Guanda “Piccola biblioteca del cinema”.

Negli anni successivi molti intellettuali parmigiani lasciarono Parma e si trasferirono a Roma.

Restarono a Parma Antonio Marchi e Luigi Malerba che fondarono una casa di produzione, “Cittadella film” finanziata dall’avvocato Bagatti e da V. Rastelli.

Dal 1948, dopo un iniziale apprendistato, compiuto seguendo il lavoro di Fratelli ed Emmer, Marchi iniziò la sua esperienza dietro la macchina da presa e realizzò, con la collaborazione artistica di Bertolucci e di Fornari, alcuni corti ispirati di carattere didattico-divulgativo sull’arte locale (si ricorda soprattutto il documentario “Nasce il romanico” sulla storia del Medio Evo emiliano, che vinse nel 1950 il premio come miglior cortometraggio d’arte al Festival di Bruxelles).

Nel dicembre 1953, su idea di Cesare Zavattini, fu organizzato a Parma il primo convegno sul Neorealismo Cinematografico. Organizzatori furono Bertolucci, Bianchi, Malerba, Marchi nonché Pietro Barilla allo scopo di porsi come il primo vero convegno del cinema italiano.

Al termine di questo evento, nel gennaio del 1954, Marchi diede inizio alle riprese del suo unico lungometraggio, “Donne e soldati”, con la sceneggiatura di Malerba il film che – con Marco Ferreri protagonista – può essere a tutti gli effetti considerato il capostipite del cinema picaresco italiano.

Negli anni Sessanta Parma si offrì in come set per classici del cinema italiano come “La ragazza con la valigia” di Valerio Zurlini, “La parmigiana” di Antonio Pietrangeli e “Prima della rivoluzione” di Bernardo Bertolucci.

Una lunga stagione caratterizzata dalla passione e dalla determinazione.

Forse a Parma è tornato il tempo dell’impegno e la provincia tornerà ad essere protagonista di laboratori culturali.

Maria Pia Bariggi

ultimo aggiornamento della pagina: 14 aprile 2015

 

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