Omaggio a Dante
lunedì 16 aprile 2018

Relatore: Francesco Soncini “Soncio”

Queste parole aggiungono poco a quelle che l’autore, il pittore e grafico Soncio (Francesco Soncini all’anagrafe) usa per introdurre la sua nuova opera. Il lettore sa cosa lo aspetta accostandosi a queste pagine miste di parole e segni. Parole, come espressione di una caustica capacità di trattare gli eventi di oggi, appoggiandosi alla figura e all’opera di Dante, per la quale sembra che Soncio provi un’irrefrenabile attrazione come fonte e ispirazione della sua interpretazione dei vizi e virtù (poche) della società attuale. Segni, che traducono quelle parole in una ricca e fantastica serie di immagini.

Soncio, infatti, è stato attratto ancora una volta da Dante, anzi, dalla Commedia: a distanza di dieci anni dal suo “Aggiorniamo la Commedia”scritto in terzine di endecasillabi, non sempre tecnicamente rigorosi, ci fa dono oggi di un “Omaggio a Dante”, in cui riprende l’attualizzazione della Commedia dantesca. Questa volta, però, abbandonate le terzine, Soncio ha immaginato un percorso a strisce, in cui, secondo la tipica tecnica del fumetto, alle immagini si accompagnano le parole, talvolta ordinate in rime alternate, o espresse in un latino del tutto improbabile.

Quello che attrae e stupisce è la ricchezza, l’originalità delle immagini in bianco e nero, in cui è presente sempre (o quasi) un Dante dai tratti esasperati, vestito di un camicione a fiorellini, che percorre per una trentina di pagine il cammino nei tre regni (Inferno, Purgatorio, Paradiso) attraverso i quali giunge alla fine del suo viaggio dove, “fra tutti i santi grandi e piccinini/ in primo piano vedonsi all’istante/ color che in regola ai bollini/ si dicon soci attivi della «Dante»”.

Un aspetto tipico dell’abilità grafica di Soncio sta nella sua capacità di colmare gli spazi bianchi: al di là dei personaggi disegnati in primo piano, lo spazio è fittamente riempito di disegni che vanno via via rimpicciolendosi al massimo, siano oggetti, animali, piante, spiriti mali o beati disposti in una dimensione che crea effetti di lontananze siderali. Frutto di un’altrettanta abilità grafica sono i diavoli, riconoscibili per le nere alucce, e gli spiriti di chi è salvo o già beato, sospesi in un’atmosfera senza tempo, sparsi in uno spazio che si intuisce profondo, magico, misterioso, terrificante o consolatorio.

L’occhio si appunta sui particolari, percorre divertito e ammirato quella fitta rete di segni, di figure, cerca in ogni riquadro dei fumetti, piccolo o grande che sia, il senhal, il segno grafico che ‘firma’ le invenzioni dell’autore, un ragnetto che pencola appeso a un filo sottile dovunque, da una manica, dalla punta del berretto, dalle pagine di un libro, dalla sacca del pellegrino Dante.
È un godimento, un divertimento che si snoda e si prolunga di pagina in pagina, e giunge al termine riconoscendo l’estrema abilità del grafico che è cresciuto e si è rafforzato nel tempo intercorso fra i due approcci creativi alla Commedia di Dante.

Isa Guastalla

 


 

ultimo aggiornamento della pagina: 15 maggio 2018

 

 

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