Mangiare è come amare
Letture su cibo e letteratura

Relatrice: Franca Tragni

Nell’incontro di lunedì 26 novembre 2019, Franca Tragni, leggendo testi letterari su cibo e vino con voce calda e modulata, ci ha accompagnato lungo un insolito viaggio “Mangiare è amare”.

Ritrovarsi attorno ad una tavola con familiari e amici, scoprire e condividere l’infinita varietà di sapori e profumi, scambiarsi sensazioni gustative – tutto ciò crea comunità, relazione, affinità: inconsapevole veicolo alla conoscenza di se stessi e degli altri.

Scrittori, poeti, musicisti hanno magistralmente descritto cibo e vino come fonte di emozioni, desiderio, piacere estetico, amore per la vita.

Iniziamo il viaggio dal Cantico dei Cantici:

“Sostenetemi con focacce d’uva passa/ rinfrancatemi con mele/ perché io sono malato d’amore.”

Morbide e dolci focacce d’uva passa come sostegno per continuare ad amare e immagine di sensualità!

Rossini, compositore e gourmet, scrisse:

“Mangiare ed amare, cantare e digerire: questi sono in verità i 4 atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d’una bottiglia di champagne. L’appetito è per lo stomaco ciò che l’amore è per il cuore. Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto in cui brontola il malcontento e guarisce l’invidia, al contrario lo stomaco pieno è il triangolo del piacere oppure i cembali della gioia.”

Un cuore vuoto è spento, non comunica con il mondo, uno stomaco vuoto è impaziente, attende di essere riempito. Entrambi devono ricevere nutrimento, amore in tutte le sue declinazioni e cibo.

Filippo Tommaso Marinetti rielaborò in chiave culinaria il manifesto del futurismo:

“Riteniamo necessaria l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana -è un alimento che ingozza- non si mastica. Ne derivano fiacchezza, pessimismo e neutralismo.”

Anatema al quale fa da contraltare l’elogio alla pastasciutta di Aldo Fabrizi:

“Se se magnasse solo pastasciutta, sarebbe veramente ’na bellezza; la vita costerebbe ’na sciocchezza, l’umanità se sfamerebbe tutta.”

Per i futuristi la pastasciutta assopisce, non è cibo per l’uomo nuovo, dinamico, ardito, interventista e rivolto alla modernità. L’uomo Aldo Fabrizi, bonario e ironico, con semplici parole incorona la pastasciutta regina della tavola. Perché intristirsi con cibi insipidi?

Un piatto di gustosa pasta soddisfa spirito e palato e potrebbe anche avere una funzione sociale: sfamare l’umanità.

Dalle odi elementari di Pablo Neruda

Oda al Tomate

Ode al pomodoro

Tiene luz propia,

Emana una luce propria

majestad benigna.

maestà benigna.

Debemos, por desgracia,

Dobbiamo, purtroppo,

asesinarlo:

assassinarlo:

se hunde el cuchillo

affonda il coltello

en su pulpa viviente,

nella sua polpa vivente,

es una roja viscera,

è una rossa viscera,

un sol fresco, profundo,

un sole fresco, profondo,

inagotable…

inesauribile…

y sobre

E sopra

la mesa, en la cintura

il tavolo, nel mezzo

del verano,

dell’estate

el tomate,

il pomodoro

astro de tierra,

astro della terra

estrella

stella

repetida

ricorrente

y fecunda,

e feconda,

nos muestra

ci mostra

sus circunvoluciones,

le sue circonvoluzioni,

sus canales,

i suoi canali,

la insigne plenitud

l’insigne pienezza…

 

Ode al vino

Vino color del giorno,

 

vino color della notte,

 

vino con piedi di porpora

 

vino stellato figlio

 

della terra,

 

vino liscio

 

come una spada d’oro,

 

morbido come

 

un disordinato velluto…

 

Che dire? Dichiarazioni d’amore espresse con la stessa intensità di una descrizione della donna amata.

Giuseppe Pederiali nella raccolta L’Osteria della Fola intitola un racconto Profumo di vino.

Giuliana Bentivoglio, nata in una vigna mentre sua madre vendemmiava e vissuta in una osteria, ha un caratteristico odore di vino e per questo teme di essere respinta dai ragazzi. Si rivolge ad una maga, ma per il suo problema non c’è rimedio. La donna le suggerisce di cercare un giovane che abbia la sua stessa peculiarità. Giuliana lo trova ed è amore a prima vista/annusata.

Pederiali, con leggerezza ed empatia, narra la scoperta di Giuliana della propria diversità, il desiderio frustrato di essere come gli altri -profumare di dolci fragranze- la rivelazione dell’amore nell’incontro con un diverso come lei.

Per concludere non poteva mancare una ricetta “ermetica”. Giuseppe Ungaretti la rivelò in una intervista del 1963.

Spaghetti alla Ungaretti

Ingredienti:
Spaghetti
Mollica di pane tostata
Semi di cumino
Noce moscata
Formaggio parmigiano
Burro
Sale

Buon appetito!

Marisa Dragonetti

ultimo aggiornamento della pagina: 9 dicembre 2019

 

 

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