Leggere e scrivere
Caffè letterario del 18 aprile 2019

Relatore: Gian Luigi Beccaria

In primavera si sono svolti due incontri al Circolo di Lettura per ricordare i Caffè letterari di antica e fulgida tradizione parmigiana.

Il primo ha visto protagonista il 18 aprile 2019 Gian Luigi Beccaria.

Durante il Caffè letterario il noto storico della lingua italiana e saggista spiega perché è così importante e formativa la lettura.

Per leggere un libro, per cercarne le chiavi, per capirlo, bisogna uscire dal rumore della festa, rifugiarsi nel silenzio. Grazie a un libro, riusciamo anche ad isolarci, a trovarci altrove, dove gli altri non ci sono, in un altro mondo, in un altro tempo. Possiamo provare piacere, allegria o conforto.

Aggiunge con convinzione che un libro ci può rendere lettori di noi stessi: «L’opera – diceva Proust ne Il tempo ritrovato, in Alla ricerca del tempo perduto – è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di scoprire ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso. Il riconoscimento dentro di sé, da parte del lettore, di ciò che il libro dice, è la prova della sua verità».
Leggere è progredire. Chi legge fa paura ai potenti che temono attacchi alla autorità costituita e Borges sosteneva che il vero mestiere dei monarchi è stato quello di costruire fortificazioni e incendiare biblioteche. La storia è difatti un elenco infinito di roghi di libri. L’ultimo è dell’aprile 2003, quando fu saccheggiata la Biblioteca Nazionale di Baghdad, i roghi distrussero l’Archivio nazionale dell’Iraq, 10 milioni di documenti storici ottomani dal valore incalcolabile andati in fumo, gli antichi archivi reali dell’Iraq ridotti in cenere.

Beccaria ritiene che sia soprattutto fondamentale la lettura dei classici che ci mette a disposizione la “bellezza” e ci aiuta a valutare cosa oggi sta cambiando, se c’è una continuità con il passato che non è poi morto come può sembrare, se esiste un senso tra il mondo lontano e il presente.

I classici, mai così vivi e importanti nel tempo dell’effimero della contemporaneità, sono testi che si offrono quasi come occhiali per leggere il presente e traghettarci nel futuro, nel legame solido con una tradizione da tramandare.

I classici ci hanno trasmesso che i libri si fanno con i libri: Virgilio scrive l’Eneide, ma il suo modello è Omero, Dante continuamente si rifà a Virgilio. Anche oggi esiste una sorta di tradizione che viene portata avanti, anche quando sembra non essere così perché i classici abitano dentro di noi, fanno parte del nostro patrimonio genetico.

Lori Carpi


ultimo aggiornamento della pagina: 24 giugno 2019

 

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