Gustav Klimt
e la seduzione dell’oro

Relatrice: Antonella Ramazzotti

«So dipingere e disegnare. Lo penso io e lo dicono anche gli altri, ma non sono sicuro che sia vero. […] Non valgo molto con le parole, non sono capace di parlare e di scrivere, soprattutto se devo dire qualcosa di me o del mio lavoro. …
Bisognerà dunque rinunciare ad un mio autoritratto, artistico e letterario. Non sarà una gran perdita: chi vuole sapere qualcosa di me come artista (che è l’unica cosa che valga la pena di conoscere) deve guardare direttamente i miei quadri.
Solo così potrà capire chi sono e cosa vogli
o.»

È lo stesso Gustav Klimt a guidarci, con le sue opere, in un percorso fatto di emozioni, di colori e di oro e a raccontarci la sua vita.

Vienna al volgere del XX secolo rappresenta uno dei momenti più affascinanti della storia dell’arte e della cultura. L’estrema tensione tra realtà ed illusione, tradizione e modernità in cui vivono artisti ed intellettuali produce una potente energia creativa. La città è un laboratorio il cui valore è testimoniato da nomi come SIGMUND FREUD, OTTO WAGNER, E GUSTAV MAHLER. È qui che Gustav Klimt si forma e diventa quel pittore, disegnatore e promotore di una radicale trasformazione delle forme di rappresentazione, che lascia sempre all’arte e alla sensibilità artistica l’ultima parola e il sogno di trasformare ogni singolo momento della vita in un’opera d’arte.

Nell’autorevole ruolo di principale rappresentante della Secessione viennese, esercita un’influenza determinante sulla creazione di un nuovo linguaggio artistico-culturale, che tanto spazio ha dato ai sentimenti, ai desideri, alle pulsioni e ai sogni più inconsci dell’animo umano, proprio sulla scia degli studi condotti a Vienna da Freud.

Fu un celebre e apprezzato ritrattista della società viennese, soprattutto di affascinanti donne, che ci presenta fiere, bellissime, incastonate in un oro che ne sottolinea la sacralità del loro essere donne, seducenti e fiere. Ne sono un esempio i ritratti di Sonia Knips, di Adele Bloch Bauer, di Emilie Flöge la compagna di una vita. Rappresenta anche donne che nulla temono nel loro essere creatrici di vita; una vita che continuamente viene attaccata da forze ostili che solo con l’arte possono essere superate. (Fregio di Beethoven con anelito alla felicità; Speranza I)

  1. Ritratto di Sonja Knips, 1989, Vienna, Belvedere
  2. Ritratto di Emilie Flöge, 1902-03, Vienna
  3. Ritratto di Adele Bloch Bauer, 1907, New York
  4. La speranza I, 1903/1904, Ottawa, Canada
  5. Fregio Beethoven

La chiacchierata di lunedì 14 maggio 2018 si conclude con le parole di Egon Schiele che in Klimt ha visto una guida:

«Gustav Klimt – artista incredibile – completezza – uomo di rara profondità – la sua opera un santuario»
Egon Schiele, 1918

 

Antonella Ramazzotti

 


 

ultimo aggiornamento della pagina: 23 giugno 2018

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *