Fatica, lavoro, canti:
storie di mondine e tabacchine

Relatore: Marco Minardi

Marco Minardi, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma e storico dell’Emilia contemporanea, nell’ambito dei lunedì della Dante, ha presentato nell’ultimo incontro della sessione autunnale 2017, l’11 dicembre, una relazione su due delle sue numerose pubblicazioni, La fatica delle donne. Storie di mondine e Stanche come gli asini cantavamo come i merli. Storie di tabacchine.

Le voci delle mondine parmensi intervistate da Marco Minardi compongono un ritratto corale del lavoro e della vita in risaia nei primi anni del secondo dopoguerra; dalle loro testimonianze emerge la soggettività delle donne e l’importanza dei loro ricordi, tra i quali appare centrale la dimensione di vita collettiva e l’esperienza di crescita che lo scambio tra donne di generazioni differenti consentì. L’esperienza nei campi di tabacco risultò decisiva per la formazione della mentalità e dell’identità di una generazione di donne della Bassa parmense, molte delle quali, in seguito, alle soglie degli anni Sessanta, sarebbero approdate in fabbrica con la grande trasformazione sociale ed economica che avrebbe accompagnato gli anni del “boom”.

Alla presentazione hanno collaborato due socie della Dante, Roberta Affanni e Cristina Molinari Tosatti, che, accompagnate dal commento di Minardi, hanno letto alcune delle interviste più interessanti delle donne parmensi avviate per uno o più anni nelle risaie della Lombardia e del Piemonte o nei campi di tabacco della bassa parmense.

Dalle letture sono emerse figure di donne energiche e volonterose, che hanno saputo assimilare tutto il buono dalla loro esperienza di sacrificio, ma anche consapevoli e critiche rispetto al ruolo loro riservato nel mondo del lavoro.

La conferenza si è conclusa con alcuni interventi dei partecipanti che hanno mostrato di avere gradito e apprezzato un argomento nel complesso poco conosciuto.

Cristina Molinari Tosatti

 

Dai libri di Marco Minardi:

“In estate le giornate di lavoro iniziavano presto, spesso faceva ancora buio quando le donne salivano in sella alle loro biciclette cariche degli attrezzi da lavoro. Percorrevano con fatica ma in allegria le strade di campagna che conducevano ai campi o agli stabilimenti di Edmondo Castelli e di Corbellini a Pieveottoville, alla ex filanda di Soragna di proprietà del principe Meli Lupi e agli altri stabilimenti di preparazione delle foglie. Sole, acqua, neve o freddo non faceva molta differenza, dovevano raggiungere per tempo il lavoro che le attendeva. Un “viaggio” che si ripeteva ogni mattina e che è rimasto nei ricordi di quegli anni, così come si sono sedimentati nella memoria delle protagoniste la fatica, i ritmi di lavoro e i pericoli, mescolati al guadagno, al divertimento e al senso di libertà che segnò quella loro tranche di vita. Per alcune si trattò dell’iniziazione al lavoro, per tutte una fonte di un guadagno insperato e straordinario per quei tempi in quelle campagne. Per molte di loro fu anche un processo di trasformazione individuale e collettiva che favorì il formarsi di una comunità, una comunità di donne che aveva nel lavoro il principale elemento identitario in quel decennio che si lasciava alle spalle le tragedie della guerra e anticipava la stagione dell’industrializzazione.”

M.Minardi, Stanche come gli asini cantavamo come i merli. Storia di tabacchine. Pagg. 69, 70

“Come spesso accade, i racconti delle allora giovani donne hanno alcuni temi di fondo che attraversano le singole esperienze. La paura, il coraggio sono anche qui sentimenti che riaffiorano dalla memoria femminile. Gli elementi naturali, la lontananza da casa, gli estranei sono fattori che servono per raccontare la paura. Ma, come sempre accade, là dove c’è paura, c’è coraggio. L’esaltazione dell’avercela fatta, di essere stato in grado di fronteggiare le peripezie e le minacce presenti in quell’esperienza, restituiscono un sapore positivo anche alle debolezze incontrate e raccontate…

“Poi c’erano le bisce. Io avevo paura delle bisce. Erano da acqua e forse non facevano niente però… non erano una bella cosa perché quando si arrivava in fondo e le bisce si riunivano in mezzo al campo… Poi c’erano le rane. Mi ricordo che una volta lo spesato è andato per rane, una notte, e poi dopo le abbiamo pulite e poi la cuoca le ha fatte andare…
Cantavamo, eccome, eravamo sempre senza voce.”

M.Minardi, La fatica delle donne. Storia di mondine. Pagg. 49 -50 (2005)

Alla mattina appena alzate
O bella ciau, bella ciau, bella ciau, ciau ciau
Alla mattina appena alzate
in risaia ci tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare
O bella ciau…
E fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro ci tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone
O bella ciau…
Il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar.

O mamma mia, o che tormento!
O bella ciau…
O mamma mia, o che tormento
io ti invoco ogni doman.

Ma verrà un giorno che tutte quante
O bella ciau…
Ma verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà.

 

ultimo aggiornamento della pagina: 2 gennaio 2018

 

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