Eva. Dal “Diario Adamo ed Eva”
di Mark Twain

Relatrice: Franca Tragni

Siamo sempre gli stessi, divisi per genere, con le nostre peculiarità, le qualità e i difetti?

Non siamo cambiati in tanti secoli, non siamo migliorati nei sentimenti e nelle azioni, non ci siamo avvicinati gli uni alle altre?

Nell’ascoltare le pagine interpretate lunedì 18 aprile 2016 dall’attrice Franca Tragni, tratte dai “Diari di Adamo e di Eva” di Mark Twain, sembrerebbe di sì; sembrerebbe che dalla genesi ad oggi i ruoli femminili e maschili siano rimasti immutabili nonostante l’istruzione, le scoperte scientifiche, mediche e tecnologiche, nonostante tutto.

Dal diario di Eva:

Sabato. Ora ho un giorno di vita. Quasi un giorno intero. Sono arrivata ieri. Almeno così mi sembra. E credo sia così, perché se è esistito un giorno-prima-di-ieri, quando quel giorno c’era non c’ero io, altrimenti me ne ricorderei. Naturalmente è possibile che quel giorno ci sia stato e che io non me ne sia accorta…

Eva, acerba e pratica creatura, racconta il periodo immediatamente successivo alla sua nascita: Benissimo; da ora in poi starò molto attenta e se mai ci saranno dei giorni-prima-di-ieri, ne prenderò nota. La cosa migliore sarà cominciare bene e fare in modo che le mie memorie non si presentino confuse, perché l’istinto mi dice che saranno proprio questi i particolari ai quali un giorno gli storici daranno peso. Infatti ho la sensazione di essere un esperimento, e è esattamente come un esperimento che mi sembra di sentirmi…

Nel giardino dell’Eden scopre il meraviglioso spettacolo della natura, e rimane affascinata e commossa dalla notte con la luna e le stelle:

La notte scorsa la luna si è liberata, è scivolata verso il basso e è uscita dal disegno – una perdita gravissima; al solo pensarci mi si spezza il cuore. Non esistono un ornamento e una decorazione che possano reggere al suo confronto, tanto è bella e rifinita con cura. La si sarebbe dovuta fissare meglio. Se soltanto potessimo riaverla. Ma naturalmente nessuno sa dove sia andata a finire. Inoltre, la persona che la troverà, chiunque sia, la nasconderà; lo so perché lo farei anch’io…

A lei Twain affida la conoscenza: il compito di dare i nomi alle cose e agli animali del mondo, di inventare il fuoco, di scoprire l’amore. Sono suoi i primi approcci, gli ammiccamenti, i tentativi di scacciare la solitudine condividendo le scoperte con l’altro Esperimento. Di fatto, Adamo è razionale, pigro, taciturno, privo di uno sguardo incantato o poetico, mentre Eva è intraprendente, romantica, curiosa. Lei chiacchiera, lui fugge infastidito, lei non demorde e lo ritrova.

Ieri pomeriggio, da lontano, ho seguito l’altro Esperimento, volevo capire a che cosa potesse servire. Ma non ci sono riuscita. Credo sia un uomo. Non ne avevo mai visto uno, ma quell’essere gli assomigliava. Verso di lui mi rendo conto di provare una curiosità più forte di quella che provo nei confronti di qualsiasi altro rettile. Ammesso che sia un rettile e io credo lo sia; infatti ha capelli arruffati e occhi azzurri e sembra un rettile. Non ha fianchi; ha una forma affusolata come quella di una carota; quando sta in piedi si allarga come un argano, per questo penso sia un rettile, anche se è possibile che sia una questione di struttura.

L’incontro-scontro con Adamo, il loro scrutarsi e conoscersi da lontano, inseguirsi, spiarsi, procedere distanti o vicini, ripete il cammino faticoso che l’uomo e la donna, da secoli, percorrono insieme.

Eva ripetutamente si chiede: Perché sono innamorata di Adamo? Che cosa mi attrae di lui? Ha gusti volgari e non è neppure gentile. E soprattutto: Ma non ha un cuore? E si risponde:“Perché è unico! Perché è maschio!”.

È lei a riflettere sulla coppia e ad analizzare i reciproci ruoli. È lei a provare le prime, le tante pene d’amore di tutte donne, e a piangere:

Per tutta la settimana non ho fatto che stargli dietro per cercare di fare amicizia. Visto che era timido, è toccato a me occuparmi delle chiacchiere, ma lui non se ne è risentito. Sembrava gli desse piacere che io fossi lì, ho usato moltissimo il “noi”, tanto socializzante, dal momento che l’essere incluso pareva lusingarlo. Ma quando venne la notte non ce la feci a sopportare la solitudine e andai al rifugio che aveva costruito, per chiedergli che cosa avevo fatto che non andava, per sapere come avrei potuto porvi rimedio così da riguadagnarmi la sua dolcezza; ma lui mi cacciò fuori, sotto la pioggia, e quello fu il mio primo dolore.

La reazione di Adamo è di incredulità davanti alle manifestazioni dei sentimenti:

È venuta un’altra volta a fare quel rumore penoso e a versare acqua dai buchi con cui guarda.

Lei mi ha detto che è stata fatta da una costola presa dal mio corpo. Questo è per lo meno dubbio, a dir poco. Io non ho perso nessuna costola.

La vita dei genitori dell’umanità trascorre serenamente nel Giardino dell’Eden, quando un brutto giorno: Questa mattina ho trovato la nuova creatura che cercava di staccare delle mele dall’albero proibito.

Adesso si è infatuata di un serpente…

Lei mi dice che il serpente le consiglia di provare il frutto dell’albero e dice che il risultato sarà una grande e bella e nobile conoscenza. Io le ho detto che ci sarebbe anche un altro risultato avrebbe fatto entrare la morte nel mondo. Io l’ho consigliata di tenersi lontana dall’albero. Mi ha detto che non lo avrebbe fatto. Prevedo guai. Me ne andrò via.

Così Adamo registra i cambiamenti dopo la disobbedienza a Dio:

Lei è arrivata qui tutta coperta di rami e di foglie d’albero e quando le ho chiesto qual era il motivo di quella stupidaggine e ho cercato di togliergliele di dosso si è messa a ridacchiare ed è diventata rossa.

Mentre Eva, assai diversamente, annota:

Ho cercato di tirare giù dall’albero qualcuna di quelle mele, per lui, ma non mi riesce di imparare a tirare come si deve. Non ce l’ho fatta ma penso che le mie buone intenzioni gli abbiano dato piacere. Sono mele proibite. Dice che mi metterò nei guai; ma perché preoccuparmene se è per compiacere lui che vado a finire nei guai?

Mangiata la mela, vengono a contatto con la morte, l’istruzione e il lavoro. Solo Eva ne sa cogliere aspetti positivi:

Dopo la caduta. Se ci ripenso, il Paradiso Terrestre mi sembra un sogno. Era bello, più che bello, era un incanto; e ora l’ho perso, e non lo rivedrò più. Ho perso il Paradiso Terrestre, ma ho trovato LUI e ne sono felice.

Il loro rapporto è sempre instabile e burrascoso e nemmeno la nascita del piccolo Caino riesce a migliorare la situazione. Dice Adamo con indifferenza:

Lo abbiamo chiamato Caino. Lei lo ha preso mentre io ero a metter trappole sulle sponde settentrionali dell’Erie; lo ha preso nel boschetto un paio di miglia dalla nostra spelonca o forse saranno state quattro, lei non ne è sicura. In qualche modo somiglia a noi, e potrebbe essere un nostro parente. Questo è quello che pensa lei, ma secondo me sbaglia…

L’arrivo della creatura sembra aver cambiato tutto il suo modo di essere e l’ha resa irragionevole riguardo agli esperimenti. Si occupa più di lui che degli altri animali, ma non sa spiegare il perché. Ha la testa confusa, tutto lo dimostra. Qualche volta tiene il pesce in braccio per mezza nottata, quando si lamenta e vuole andare in acqua. In questi casi le esce acqua dai posti della sua faccia da cui guarda, e dà delle pacche sulla schiena al pesce e fa dei suoni con la bocca per attirarne l’attenzione e rivela dispiacere e sollecitudine in cento modi. Non l’ho mai vista fare così per un altro pesce e questo mi preoccupa molto.

Eppure, nonostante le diversità, uomo e donna si amano.

Eva scrive nel suo diario:

Se chiedo a me stessa perché lo amo, non so dare una risposta, ma in realtà non mi importa tanto di saperlo… credo che debba essere così.

Anche il burbero Adamo, poco incline a farsi coinvolgere dai sentimenti e attaccato al mondo materiale, riesce con il tempo ad ammettere:

Trovo che sia un’ottima compagna. Penso che mi sentirei solo e depresso senza di lei, ora che ho perduto la tenuta… È meglio vivere fuori del Giardino con lei, che lì dentro senza di lei.
e sulla tomba di Eva, scriverà: Dovunque era lei, là era l’Eden

Nel diario di Adamo ed Eva, del 1883, Mark Twain ha narrato in modo divertito e divertente le personalità diverse dell’uomo e della donna, le sensibilità e i modi di essere opposti, le incomprensioni tra mondo maschile e femminile, e sorprende quante analogie esistano con la realtà di oggi. Ci rapisce il suo sguardo leggero ed ironico con cui delinea i rapporti di coppia, è lo stesso sguardo con cui Eva osserva Adamo: «Ci saranno stati dei buoni motivi per averlo fatto così, ne sono sicura. L’intelligenza si svilupperà col tempo, anche se non credo che sarà una cosa tanto veloce».

Tra le righe che continuano a suscitare sorrisi e consensi, c’è tuttavia una frase di Eva che non può essere sottovalutata per la sua cruda attualità e tanto meno condivisa:

In fondo è buono, è per questo che lo amo, ma lo amerei anche se non lo fosse. Se mi picchiasse e mi maltrattasse, continuerei ad amarlo…

È un’affermazione terribile, che ci spiega come tante donne abbiano provato nei secoli e provino al presente un senso di inferiorità e un atteggiamento di sudditanza nei confronti del maschio, che oggi, vedendo la compagna emanciparsi e rendersi autonoma, si sente sempre più destabilizzato e insicuro, e diventa pericoloso.

Lori Carpi

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ultimo aggiornamento della pagina: 21 maggio 2016

 

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