A tavola con l’arte

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Relatrice: Antonella Ramazzotti
11 maggio 2015

La relatrice, dopo aver invitato i presenti a visitare alcuni eventi che trattano i rapporti fra l’arte e il cibo, inizia l’incontro citando Anthelme Brillat-Savarin e la sua opera “Fisiologia del gusto”.

“La scoperta di un manicaretto nuovo fa per la felicità del genere umano più che la scoperta di una stella” (Aforisma IX).

Così scrive il magistrato Anthelme Brillat-Savarin, vissuto ai tempi della Rivoluzione francese, che scrisse saggi di diritto, ma il cui nome è rimasto legato alla “Fisiologia del gusto” (1825), non un libro di cucina in senso tecnico, ma una serie di gustose meditazioni sulla civiltà e i piaceri della tavola.

“…il gusto così come la natura ce l’ha concesso, è ancora quello fra i nostri sensi, che, tutto ben considerato, ci procura il maggior numero di godimenti:

-perché il piacere di mangiare è il solo che, preso modestamente, non è seguito da stanchezza;
-perché è d’ogni tempo, d’ogni età e d’ogni condizione;
-perché torna di necessità almeno una volta al giorno e in un giorno può essere ripetuto, senza danno, due o tre volte;
-perché può mescolarsi a tutti gli altri piaceri e anche consolarci della loro mancanza;
-perché le impressioni ch’esso riceve sono a un tempo e più durevoli e più dipendenti dalla nostra volontà…”.

Antonella Ramazzotti presenta quindi due opere che testimoniano come “tutto ciò che vive si nutre”. Si tratta de Il Paese della cuccagna di Jan Brueghel e delle rappresentazioni della grotta di Altamira.

Nel primo un contadino, un chierico e un soldato, i tre ceti della società feudale, riposano indolenti all’ombra dell’albero della cuccagna, dal quale pende una tavola piena di vivande. Essi sono disposti a raggiera attorno all’albero, secondo un ordinato schema compositivo e spaziale. A sinistra un altro soldato emerge da un rifugio col tetto coperto di torte, allusione al modo di dire fiammingo che significa “essere ricchi”. L’uomo guarda in alto e apre la bocca, poiché sta per cadergli addosso un piccione arrosto. Ogni genere di ghiottoneria popola la scena, dall’uovo à la coque che vaga con le proprie zampette e con un coltello giù conficcato per essere gustato, al pollo arrosto che si accomoda su di un piatto, fino al maiale che corre con un coltello sul dorso che lo sta affettando. A sinistra un uomo sta scendendo da un buco in una montagna di polenta; l’uomo tiene un mestolo in mano e sembra cadere sorpreso di essere arrivato.

Nella seconda, una grotta formatasi grazie al crollo di precedenti fenomeni carsici nella roccia calcarea del monte Vispieres, gli scavi archeologici hanno portato alla luce ricchi depositi di arte del Solutreano superiore (circa 18.500 anni fa) e del Magdaleniano inferiore (tra i 16.500 e i 14.000 anni fa). Il sito si trova in un punto strategico per poter sfruttare la disponibilità di cibo costituito dalla ricca fauna che abitava le vallate delle montagne circostanti. Circa 13.000 anni fa una frana bloccò l’entrata della caverna, preservandone così il contenuto fino alla scoperta casuale avvenuta nel 1879 in seguito al crollo di un albero. Gli artisti usarono carbone e ocra o ematite per dipingere, spesso diluendo i colori per produrre tonalità diverse e creare così effetti di chiaroscuro; sfruttarono anche i contorni naturali dei muri per dare un’impressione di tridimensionalità ai soggetti. Il Soffitto Multicolore è l’opera più appariscente e mostra un branco di bisonti in differenti posizioni, due cavalli, un grande cervo e quello che sembra essere un cinghiale.

Continua ad esporre in relazione ai tre momenti della giornata legati al cibo: la colazione, il pranzo e la cena.

Relativamente alla colazione, il 1° cibo dopo il riposo notturno, fornisce significative chiavi di lettura mostrando alcune opere quali delle pitture parietali di Pompei, un’opera di Pietro Longhi Visita al Lord, Colazione in giardino di Giuseppe De Nittis.

In quest’ultima, dipinta da Giuseppe De Nittis nel 1883, è presente un tema caro alla cultura impressionista, con evidenti richiami soprattutto a Colazione sull’erba di Manet e Colazione dei canottieri di Renoir.

I soggetti del quadro sono la moglie Léontine e il figlio Jaqcues, entrambi ritratti al tavolo della colazione mattutina, nel giardino di casa, con il terzo posto – quello dell’artista stesso – lasciato vuoto, come accadrebbe a chi, volendo fare una foto ricordo, si allontana momentaneamente dal gruppo per poi ritornarvi al più presto. Nella composizione equilibrata e bilanciata, è presente un controluce che fa risaltare il verde dell’erba e il candore delle anatre che gironzolano per il giardino. La moglie, riservata e materna, appare completamente in ombra, mentre osserva con attenzione e dolcezza il figliolo, ritratto invece nella fanciullesca azione di offrire qualche briciola ai volatili. La tavola imbandita, con cristalli e porcellane, accende di luce la tela e rappresenta una vera e propria dimostrazione di virtuosismo tecnico di cui è dotato l’autore e che al tempo era molto apprezzato dalla critica.

Nell’insieme la scena rimanda a un tranquillo immaginario di vita piccolo borghese, lontano da passioni e dalla vita moderna.

Relativamente al pranzo evidenzia quanto presente ne Le nozze di Cana di Hieronymus Bosch, ne Il banchetto di contadini di Brueghel, ne Il mangiatore di fagioli di Annibale Carracci, ne il Dopo pranzo di Silvestro Lega.

La relatrice si sofferma sull’opera del Carracci che restituisce, quale essa appariva nella realtà, una scena di vita quotidiana: il Mangiafagioli è chiaramente sorpreso dalla comparsa dell’osservatore, come dimostrano lo sguardo attonito e la sospensione del gesto di portarsi il cucchiaio alla bocca, che rimane spalancata mentre alcune gocce della zuppa ricadono nella scodella.

Altrettanto si sofferma sul Dopo pranzo di Silvestro Lega che raffigura una semplice scena domestica: quattro figure femminili siedono sotto un pergolato, mentre una cameriera porta una caffettiera su un vassoio. La bambina in fondo alla scena, appoggiata alla madre, ha le braccia aperte e le mani levate come se stesse recitando una poesia alla signora vestita di nero che l’ascolta con attenzione.

Per quanto riguarda la cena illustra alcune opere quali Cena in Emmaus di Caravaggio, I mangiatori di patate di Van Gogh. Quest’ultimo costituisce il dipinto più importante del periodo olandese di Van Gogh, prima del suo trasferimento a Parigi.

All’interno di una povera stanza, alcuni contadini consumano il pasto serale servendosi da un unico piatto di patate, mentre una di loro sta versando il caffè. Van Gogh stesso esprime un suo pensiero riguardo a questo quadro da lui così sentito: “Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole”.

La relatrice effettua una digressione nell’arte contemporanea e termina il proprio intervento con Campbell’s Soup di Andy Warhol.

Il soggetto dell’opera è indicato nel titolo come in una etichetta da supermercato con tanto di prezzo e vuole essere una fedele rappresentazione di un prodotto commerciale, elevato a immagine artistica, legittimata a entrare in una galleria o in un museo.

La lattina della famosa zuppa Campbell, che tutti gli americani compravano, viene isolata ed eternata come nuovo soggetto iconografico per una società consumatrice.

Risultato di una straordinaria capacità di presentare il familiare da prospettive innovative ed inaspettate, attraverso immagini di forte impatto visivo e concettuale è uno degli emblemi dell’arte pop.

Una curiosità: quando una volta gli chiesero perché ha dipinto le lattine di zuppa Campbell, Warhol rispose ironicamente: “Sono state il mio pranzo quotidiano, ogni giorno. Per vent’anni”.

 

 

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Maria Pia Bariggi

ultimo aggiornamento della pagina: 18 giugno 2015

 

3 comments for “A tavola con l’arte

  1. Francesca
    15/06/2015 at 08:44

    Mi ha fatto riflettere profondamente la conferenza sul cibo nell’arte della dott.ssa Ramazzotti di cui ho apprezzato chiarezza ed entusiasmo. Dalle immagini e dalle parole ho ricavato un senso di pochezza della cucina di oggi a confronto della ritualità e del simbolismo di quella che ci ha nutrito fino a non molti anni fa. La scansione dei pasti con le sue regole e i suoi orari, i cibi scelti e preparati con prodotti genuini e gesti sapienti secondo antiche usanze territoriali, la preghiera di ringraziamento per il pane quotidiano non esistono più.
    Il mosaico con gli antichi Romani adagiati sui letti del triclinio che lasciano cadere, al centro della stanza, del cibo per gli antenati, i Lari, mi ha riportato alla memoria un’abitudine della mia famiglia nella notte della vigilia di Natale: sulla tovaglia si lasciava il pane per il passaggio dei nostri morti e questo pane veniva messo nella credenza perché aveva un potere taumaturgico per un anno intero.

  2. Maria
    15/06/2015 at 16:15

    Quante belle immagini nell’incontro della dott.ssa Ramazzotti!
    Mi sono piaciute la scansione giornaliera dei pasti e il suo significato rituale.
    La colazione è il momento più intimo, il momento della verità e della confidenza tra familiari, quando anche gli abiti da casa cancellano finzioni e ipocrisie.
    Il pranzo è il pasto che connota le classi sociali con le loro raffinatezze ricchezze o la loro miseria sociale; è il pasto delle nozze in cui si esibisce il meglio di noi e della nostra casa e non si può sfigurare.
    Le nozze di Cana insegnano.
    La cena rimanda alla sacralità delle vigilie di magro e dell’Ultima Cena, al significato di ogni gesto dei commensali e di ogni cibo portato in tavola, come il pane, il vino o il pesce.
    Questo incontro mi ha portato lontano.

  3. 18/06/2015 at 10:26

    A nome del Comitato di Parma della “Dante Alighieri” e del suo Presidente dott. Angelo Peticca ringrazio cordialmente la signora Francesca e la signora Maria per le loro originali osservazioni e per la gratitudine espressa nei confronti dell’eccezionale relatrice dott.ssa Ramazzotti.

    Alessandro

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